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'Casa, sì a container e prefabbricati: non possiamo attendere alloggi sfitti'

Dopo il terremoto

I sindaci lanciano l'appello: "L'inverno incombe"

 

di Silvia Saracino

Un uomo fuori da una delle tende allestite dalla protezione civile (Ansa)
Un uomo fuori da una delle tende allestite dalla protezione civile (Ansa)

Modena, 23 giugno 2012 - Ci sono ottomila persone che dormono nei 27 campi d’accoglienza allestiti dalla protezione civile.
Per quanto tempo dovranno rimanere nelle tende prima di tornare a vivere nelle loro case?
Ci vorranno settimane, mesi?
Domande che i sindaci dei comuni più colpiti dal terremoto si stanno ponendo e la soluzione va trovata in fretta, molto in fretta.


Passi il caldo africano ( con i condizionatori), ma non si potrà di certo affrontare l’inverno nelle tende.
Tra la verifica di inagibilità di una casa e l’ultimazione dei lavori per ristrutturarla, serve una soluzione transitoria:
che siano container, prefabbricati o casette di legno, i sindaci sono tutti d’accordo nel dire che queste soluzioni sono inevitabili. Anche se non piacciono al presidente della Regione Vasco Errani, che aveva detto ‘niente baraccopoli, usiamo le case sfitte’.


«La filosofia di Errani è giusta ma non ci sono i tempi per fare un censimento delle case sfitte entro l’autunno — dice il sindaco di Finale Emilia Fernando Ferioli — non posso lasciare le persone nelle tende in inverno. La soluzione migliore sono le casette di legno, stiamo cercando di capire come modificare il piano regolatore per insediare delle aree temporanee. Non opterei per i contanier, perchè smaltirli costa troppo».


E poi, anche se si trovassero case sfitte e disponibili, vanno bene solo quelle a piano terra per sconfiggere la paura.  «Siamo ancora indietro con il censimento danni, figurati se possiamo fare anche quello delle case sfitte — spiega il primo cittadino — i tecnici rilevatori della regione ci sono ma si alternano tutte le settimane, ogni volta che arrivano devono orientarsi».


Per il primo cittadino di Cavezzo, Stefano Draghetti, la soluzione di alloggi di emergenza «diventerà ben presto necessaria». «Le case sfitte a Cavezzo non hanno la possibilità di assorbire tutta la richiesta, si dovranno adottare per forza altre soluzioni, che siano casette di legno o prefabbricati». A Cavezzo è stato rinforzato l’organico dei tecnici rilevatori, sono i tecnici comunali quelli allo stremo. «Abbiamo bisogno di tecnici da altri comuni, siamo sfiniti».


Le verifiche di inagibilità sono ancora in alto mare, tanto che il sindaco di Mirandola Maino Benatti dice che «è presto per dire se i due miliardi e mezzo di euro che arriveranno dallo Stato sono pochi o tanti, dobbiamo ancora capire l’entità del danno».
 

Intanto si ragiona anche qui sul dopo-tenda: «Se un cittadino ha la casa inagibile ma il problema si risolve con lavori di qualche mese, si può ragionare sui container. Ma se la casa è rasa al suolo meglio il prefabbricato».
Purchè siano «soluzioni dignitose» dice il sindaco di San Felice Alberto Silvestri «noi abbiamo fatto solo il 30% delle verifiche richieste, abbiamo bisogno urgente di altri tecnici volontari dalla Regione».
 

Intanto rimbalza la notizia che sono stati sbloccati dalla Stato 51 milioni di euro per la ricostruzione dopo il terremoto dell’Irpinia del 1980. «É una presa in giro» tuona Ferioli, sbalorditi anche gli altri sindaci.

Silvia Saracino

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