Arpa: «A causa di un guasto a una macchina non hanno interrato il materiale»
di Federico Malavasi
Modena, 29 luglio 2012 - DOPO due giorni a ‘fiutare la pista’, gli operatori di Arpa hanno risolto il giallo del cattivo odore che ha stretto la città in una morsa anche peggiore di quella del caldo. La fonte del tanfo, che dal pomeriggio di venerdì ha letteralmente steso la parte nord della città e il centro, è un’azienda agricola di Villanova. Alla sbarra per l’ ‘attentato’ alle narici dei modenesi è finito un grosso quantitativo di compost (un fertilizzante utilizzato in agricoltura realizzato attraverso la decomposizione di scarti da cucina, letame, erba e foglie) che, a causa di un guasto ad un macchinario, non è stato completamente interrato. Qualche ora all’aperto e una bava di vento sono bastati per far calare una cappa impenetrabile di puzza di marcio su mezza città. E più ci si spostava verso nord (zone Sacca, Albareto, Lesignana e dintorni) e più l’aria diventava irrespirabile. Tanto che alcuni residenti hanno lamentato bruciori alla gola e agli occhi.
La caccia, assicurano i tecnici di Arpa, non è stata facile. Per diverse ore si è brancolato nel buio (o meglio, nel fetore), scandagliando tutti gli impianti o le aree che, per una ragione o per l’altra, potessero causare cattivo odore. Finchè, nel primo pomeriggio di ieri, si è fatto centro. «Come inizialmente pensavamo — ha spiegato Vittorio Boraldi, presidente di Arpa Modena — si trattava di un’azienda agricola che aveva appena iniziato le operazioni di distribuzione del compost sul terreno. Per colpa di una rottura nell’apparecchio utilizzato per il sotterramento, il materiale organico è rimasto all’aria». Con conseguenze nauseabonde.
LA RICERCA della fonte del cattivo odore è stata però più lunga del previsto e non semplice. «Non ci siamo arrivati subito — continua Boraldi —. L’odore era ormai molto distribuito e quando è così non è facile arrivare all’origine. Abbiamo seguito i conferimenti di compost nelle varie zone agricole (le aziende possono tenerlo ‘immagazzinato’, ma devono comunicare quando iniziano ad utilizzarlo, ndr). Nella ricerca siamo però partiti dai conferimenti più recenti, mentre la ditta in questione aveva ricevuto il materiale organico l’inverno scorso».
Difficile stabilire per quanto ci si dovrà turare il naso per uscire di casa da quelle parti. «Il quantitativo di compost rimasto fuori è ingente. Abbiamo prescritto alla ditta l’interramento immediato per contenere i miasmi, però finchè non viene interamente ‘sepolto’ l’odore rimane. Speriamo che il problema si risolva a breve».
Scagionato invece il primo ‘imputato’ dell’affaire puzza: l’inceneritore di via Cavazza. A rassicurare i cittadini che temevano che i cattivi odori arrivassero dalla ciminiera della struttura di Hera è stata la stessa multiutility. «Tutti i nostri impianti stanno funzionando regolarmente, quindi escludiamo che i cattivi odori arrivino da qui». Tanto più che, chiariscono da via Razzaboni, «i rifiuti del termovalorizzatore vengono scaricati in una fossa in ‘depressione’, cioè in grado di trattenere i miasmi». Tutto è bene quel che finisce bene, verrebbe da dire. Ma in mezza città si continua a stare in apnea.
di Federico Malavasi