Modena, 3 ottobre 2012 - SPUNTA il nome del vescovo di Carpi, Francesco Cavina, nel processo Vatileaks che vede sul banco degli imputati il maggiordomo del Papa, Paolo Gabriele, accusato di aver sottratto documenti riservati. Nell’udienza di ieri davanti ai giudici del tribunale Vaticano, Gabriele ha fatto i nomi di sette persone che lo avrebbero «suggestionato» e da cui «avrebbe ricevuto confidenze». Tra questi anche il vescovo di Carpi, per quindici anni officiale nella Segreteria di Stato.
 

Monsignor Cavina risponde subito al telefono: «Sono molto stupito che sia stato fatto il mio nome — dice — è una sorpresa dolorosa, una doccia fredda. Ma sono tranquillo».
Che rapporti c’erano tra lei e il maggiordomo del Pontefice?
«Lo conosco, abitavamo entrambi in Vaticano e ci incontravamo un paio di volte al mese nella scuola cattolica frequentata dai suoi figli. Io tenevo incontri di catechesi con i genitori, a cui Gabriele partecipava con la moglie. Mi passava a prendere e andavamo a scuola assieme».
Quindi eravate amici?
«Eravamo conoscenti, in un modo non superficiale».
Le hai mai parlato di questioni inerenti il Vaticano?
«Assolutamente no, parlavamo della vita della Chiesa senza entrare nei particolari di questioni specifiche del Vaticano. Sapevo molto poco della sua vita professionale e personale».
Gabriele ha parlato di ‘confidenze’ che avrebbe ricevuto anche da lei
«Non so di quali confidenze possa parlare, non saprei dare un contenuto a queste parole. Sono molto stupito».
Pensa che Gabriele possa essere stati suggestionato da lei?
«Posso dire che era entusiasta degli incontri che facevamo assieme. Trattavamo temi del catechismo, tutte le volta era molto contento».
Quindi la stimava?
«Sì, penso mi stimasse per il mio ruolo».
Gabriele dice che anche altre persone l’avrebbero suggestionato, tra cui i cardinali Paolo Sardi e Angelo Comastri e l’ex governatrice di Ratzinger Ingrid Stampa. Li conosce?
«Conosco poco la signorina Stampa, mentre riguardo ai due cardinali, escludo in modo assoluto che queste persone possano averlo spinto nella direzione a cui è arrivato».
Da cosa deriva la sua certezza?
«Conosco la loro dignità, sono cardinali di grande spessore culturale e spirituale. É improbabile una loro influenza».
I giudici del tribunale Vaticano potrebbero chiamarla a testimoniare. È pronto?
«Certo, sono disponibile e tranquillo. Anche se non so bene come funziona, durante i 15 anni che sono stato in Vaticano questo è il primo processo che si svolge».
Cosa pensa delle indagini in corso?
«Penso che la verità vada ricercata, sempre, anche in questa vicenda così incresciosa».
Dopo quindici anni in Vaticano, oggi è Vescovo in trincea nel terremoto. Come vede lo scandalo Vatileaks?
«Guardi, dobbiamo separare le due realtà: Chiesa e Vaticano, realtà ben diverse. Quello che sta succedendo riguarda il Vaticano, non la Chiesa».
 

di Silvia Saracino