Modena, 3 ottobre 2017 - Un interrogatorio durato un’ora e mezzo in cui la prof ha chiarito punto per punto la propria posizione, rispondendo con dovizia di particolari alle domande del Gip. Si è svolto ieri a Firenze l’interrogatorio di garanzia nei confronti di Maria Cecilia Fregni, la docente di giurisprudenza di Unimore interdetta per un anno dall’insegnamento dopo essere rimasta coinvolta nella vasta inchiesta per corruzione sui presunti concorsi pilotati negli atenei. Cattedre ‘destinate’, secondo le accuse, ai favoriti di uno o dell’altro docente e accordi tra le commissioni per l’abilitazione degli stessi all’insegnamento di diritto tributario. Ma non facendo parte di nessuna commissione, appunto, la Fregni è indagata per concorso esterno in corruzione: accusa che ieri mattina, davanti al Gip, ha respinto con forza.

L’avvocato della docente, il prof Giulio Garuti, spiega come l’interrogatorio si sia svolto in un clima di tranquillità e come la propria assistita abbia chiarito punto per punto anche le frasi finite del mirino delle fiamme gialle che hanno concluso le indagini, finite nel mirino durante le intercettazioni. «Ha sottolineato innanzitutto – afferma Garuti – di aver sempre e solo espresso il proprio parere su eventuali candidati solo in base a criteri meritocratici e di non aver alcun potere all’interno delle commissioni, volto a ‘mandare avanti’ eventuali preferiti tra i ricercatori. Nella conversazione in cui emerge la frase: «Chi è assente ha sempre torto .. abbiamo fregato – afferma ancora Garuti – Maria Cecilia Fregni ha spiegato al Gip che si stava confrontando con Tesauro (altro indagato ex Unimore) a seguito di una riunione legata ad una rivista. Stava insomma parlando di pubblicazioni ed essendo con due commissari – continua – si confrontava sugli articoli di uno o dell’altro».

L’avvocato precisa inoltre come la docente non abbia mai accennato a valutazione disgiunte dal merito dei candidati. «Sicuramente non può parlare per gli altri, non sapendo cosa avveniva all’interno delle commissioni. Quel che ha ribadito la docente è che, nel parlare di candidati della propria scuola, semplicemente ne elogiava i risultati e solo ed esclusivamente a livello di merito. Ogni giudizio – afferma Garuti – era legato ad una valutazione scientifica dei lavori svolti dai ricercatori». La docente Unimore ha anche affermato di non essere a conoscenza di presunti accordi interni alle commissioni. «Ha escluso qualsiasi tipo di favoritismo, ribadendo di essersi pronunciata positivamente, come lecito che sia, rispetto a ricercatori di altre scuole, non solo della sua. Ha poi ammesso la ‘diatriba’ tra associazione studiosi diritto tributario e società del diritto tributario, affermando però di avere amici da entrambe le parti». E su quella frase intercettata, dove la docente spiegava telefonicamente al prof Francesco Tesauro: «Sono venuta a piedi con Fabrizio Amatucci, (docente della Federico II finito ai domiciliari) lui aveva sottomano la lista ... voleva parlare un pò perchè alcune persone non le conosce neanche»..., Garuti spiega come la propria assistita facesse riferimento semplicemente a candidati che conosceva, poichè era solita leggere tutte le pubblicazioni scientifiche ma che ad Amatucci risultavano ignote, essendo appena stato nominato. «Aveva chiesto a lei qualche informazione e la docente aveva semplicemente espresso pareri favorevoli circa i ricercatori della scuola di Tesauro». La difesa non esclude di depositare a breve un’ istanza affinchè la misura disposta nei confronti della docente sia alleggerita.