Modena, 9 novembre 2017 - Il segreto sexi di gruppo ora comincia a non esserlo più per i genitori, le persone più vicine a loro, una sessantina diminorenni delle scuole superiori di Modena, di cui qualcuna di Reggio Emilia, che hanno condiviso in estate centinaia di selfie in cui sono nude e video con i loro momenti di autoerotismo, in una chat su WhatsApp. Ma quei contenuti che nelle intenzioni iniziali erano per molti, ma non per tutti, negli ultimi giorni sono diventati potenzialmente dominio del mondo: centinaia di foto e riprese poi interamente riversate sul web, in cartelle con i nomi e cognomi delle ragazze, da un amico, forse un fidanzatino, che ha tradito la loro fiducia. Ora una ragazza di 17 anni ha vinto quella che era per lei forse la paura più grande: confidare tutto ai genitori e mostrare quelle immagini.

"Ecco come sono finita nella trappola"

«Mamma e papà – racconta – hanno reagito meglio di quanto immaginassi». Sui toni punitivi sarebbe prevalsa la comprensione: anche perché ora la priorità è tutelare le giovani, le cui immagini possono finire nelle mani di pedofili, maniaci e chiunque voglia usarle nei meandri del deep web. Quel gioco collettivo, diventato ora un pericolo, lo giustifica così: «Lo abbiamo fatto un po’ per noia, un po’ per scherzo. Ci mostravamo a vicenda i seni per far vedere quanto erano abbondanti, e le parti intime, per paragonarci tra noi. Ci piaceva esibirci in questo modo. Ma non avremmo mai immaginato che quel materiale sarebbe uscito dalla chat».

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Un amico della giovane, dopo aver scoperto che il materiale, divulgato a qualche amico che lo ha riversato sul web, ha avvisato l’associazione anti pedofilia ‘La Caramella buona’ di Reggio Emilia, il cui presidente Roberto Mirabile ha segnalato in questi giorni la vicenda alla polizia postale. Ma c’è un ostacolo: senza la denuncia dei genitori delle minorenni non sarebbe possibile bloccare il link. Le ragazze, da quando hanno saputo della fuga del materiale dalla chat, prima su altri contatti di WhatsApp e poi su Internet, provano paura, imbarazzo e vergogna, anche e soprattutto per doverlo dire a mamma e papà.

«Molte mie amiche non vogliono parlarne», dice la 17enne che, insieme a una coetanea, è al momento l’unica ad aver fatto un passo in avanti. Da quanto emerge, le due famiglie potrebbero formalizzare in queste ore una denuncia alla polizia postale da cui potrebbero scaturire il blocco del link e le indagini per risalire sia a chi ha divulgato il materiale, sia a chi, eventualmente potrebbe già averlo scaricato. Emerge inoltre un altro aspetto: alcune di queste foto, le più caste, sarebbero state scattate anche in classe, da qualche ragazzo che ha ripreso le coetanee a loro insaputa mentre erano in pose che mettevano in risalto le loro curve, ad esempio chinate, cosa che testimonia l’uso troppo disinvolto, persino a scuola, dei telefonini.

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