Formigine (Modena); 17 agosto 2018 - Hanno portato via persino un gabbiano di ceramica che simboleggiava la sua voglia di vivere e di libertà (‘vola Gabian’, era il suo motto). Odioso furto alla tomba di Mattia Morandi, il 22enne deceduto in un incidente stradale due anni fa e sepolto al cimitero di Magreta. La sua morte suscitò un’ondata di sgomento e commozione a Formigine e in particolare a Magreta dove abitava. In quel maledetto 8 novembre del 2015 Mattia andò a schiantarsi con l’auto contro un fienile mentre tornava nella sua nuova casa di Rubiera dove alloggiava da studente.

Ignoti hanno approfittato della minore presenza di persone nella frazione per colpire. Dal cimitero sono spariti tutti gli arredi e i ricordini lasciati dai familiari e dagli amici sulla tomba: tre rosari, una coroncina, due statuette di angeli, due tartarughine che a lui piacevano tanto, i gabbiani e delle medagliette. A denunciare la violazione è la madre di Mattia, la signora Rita Giacobazzi che anche ieri a Ferragosto è andata al cimitero, intorno alle 18.30: «Appena ho visto la tomba vuota mi sono sentita gelare. Si tratta di oggetti di nessun valore economico, ma di immensa importanza affettiva. Ci sono famiglie che pur di riavere indietro i propri arredi hanno esposto dei cartelli, sto valutando di farlo anch’io, anche se so che non servirà a niente...». Rita prova «tristezza più che rabbia. Sono testimonianze che noi e gli amici di Mattia hanno per lui. Chi ha compiuto questo gesto spregevole dovrà vedersela con Dio che tutto vede».

A Magreta i furti al cimitero sono stati già segnalati in precedenza. L’ultimo caso riguardò la signora Milena, che esasperata affisse un cartello per comunicare ai ladri che sarebbe stata disposta a dare dei soldi, pur di non farsi rubare gli arredi dalla tomba del figlio. Altri episodi sgradevoli si erano registrati all’esterno: macchine con il finestrino rotto, razzia di effetti personali. L’amministrazione ha annunciato a breve l’installazione di telecamere. La stessa polizia municipale ha intensificato i controlli nei cimiteri. «Non so se le telecamere potranno servire – sospira la signora Rita – ma mi auguro che queste atti vengano impediti. Per noi madri è come se si riaprissero delle ferite».