Modena, 31 ottobre 2017 - “No alla strumentalizzazione di un episodio così doloroso per la famiglia. Una vicenda rispetto alla quale è necessario ribadire che se il punto nascite di Pavullo fosse stato aperto, comunque la donna sarebbe stata portata a Sassuolo, essendo il bambino sotto le 37 settimane, era di 36, ed essendo previsto, dal 2015, che casi del genere debbano essere trattati in strutture in grado di dare risposte adeguate, strutture come quella dell’ospedale di Sassuolo”. Così i vertici dell’Ausl, questa mattina in conferenza stampa, sono intervenuti sul caso della 35enne residente a Pavullo che ha perso il figlio che aveva in grembo per il distacco della placenta.

L’episodio ha suscitato polemiche nell’opinione pubblica in relazione alla recente chiusura del punto nascite di Pavullo. Se fosse stato aperto il bimbo si sarebbe potuto salvare? L’Ausl (erano presenti il direttore generale dell’Azienda Usl, Massimo Annicchiarico e, tra gli altri, Bruno Zanaroli, direttore generale dell’Ospedale di Sassuolo spa, Stefano Toscani, direttore dipartimento Emergenza-Urgenza Ausl) respinge fermamente questa tesi: “Tutto si è svolto secondo il protocollo già stabilito due anni fa. L’intervento, dall’arrivo del 118 in poi, è stato fatto con assoluta professionalità e nel rispetto delle tempistiche previste. Grazie a questo intervento la mamma è viva e l’utero è salvo. Purtroppo ciò non si può dire per il bambino. Ed è una tragedia. Ma è stato fatto tutto il possibile secondo quanto previsto - ribadiscono i vertici dell’Ausl di Modena -. Se il punto nascite di Pavullo fosse stato aperto, comunque la donna non sarebbe stata portata lì, perché era necessario l’intervento di un team abituato a lavorare insieme in casi di emergenza, come quello dell’ospedale di Sassuolo. Una equipe, insomma, ed una struttura differenti da quella di Pavullo”.