Modena, 24 giugno 2017  - Forse i ‘mostri’ nella sua mente erano diventati troppi da sopportare e affrontare da sola. E forse proprio ieri mattina quegli stessi ‘mostri’ sono arrivati alla ‘resa dei conti’, così lei, Verona Popescu, ha afferrato il coltello e ha cercato di liberarsene. Ed ha colpito non una ma ben otto volte con un coltello da cucina il compagno Claudio Palladino che, nonostante i tentativi di difendersi, alla fine non ce l’ha fatta.

Nell’interrogatorio avvenuto in questura e reso davanti al pm Lucia De Santis e alla presenza del proprio legale di fiducia Francesco Varvaro, la 50enne Popescu ha raccontato la sua verità: una versione al confine tra fantasia e realtà che però non ha fornito la chiave di un movente certo sul delitto. Frasi in parti ‘farneticanti’ seppur presumibilmente sincere che ora dovranno essere tradotte. Per cercare di dare un senso ad un gesto al momento incomprensibile; soprattutto per chi quella coppia la conosceva bene.

Da quanto trapela dietro all’efferato omicidio non vi sarebbe uno sfondo di violenza tra le mura domestiche. E neppure la sfera sessuale, al momento, pare percorribile. Un’ipotesi a cui si potrebbe facilmente pensare tenendo in considerazione l’atto di evirazione verso la vittima. Ad armare la donna sarebbe stato qualcos’altro; forse un disagio che da tempo la torturava. Persecuzioni che forse avvertiva e davanti alle quali il compagno – un uomo buono, ben voluto da tutti – avrebbe cercato di farla reagire, proponendole di andare in cura. Pare infatti che le discussioni tra Verona e Claudio nascessero spesso negli ultimi tempi dalla volontà dell’uomo di far seguire alla compagna un percorso psicologico proprio per sconfiggere quei ‘mostri’.

Anche l’evirazione – dettaglio emerso con forza durante l’interrogatorio in cui la Popescu ha confessato il delitto – sarebbe un gesto riconducibile proprio ad una paranoia della 50enne. Probabilmente un quadro più completo si avrà lunedì, data in cui è stato fissato l’interrogatorio di garanzia per la donna. Nel corso dell’udienza di convalida dell’arresto la difesa – rappresentata appunto da Varvaro – chiederà anche che l’ex badante 50enne sia sottoposta a perizia psichiatrica. C’è un altro aspetto a tal proposito che la difesa cavalcherà: l’incompatibilità della Popescu con la misura cautelare in carcere. In che condizioni era Verona ieri mattina? Era in grado di intendere e di volere durante il delitto? Sapeva insomma che l’uomo che aveva dinanzi e che cercava in ogni modo di difendersi dai fendenti letali era lo stesso compagno che da anni divideva con lei il letto e col quale iniziava un nuovo giorno? Tutte domande a cui ora si cercherà di trovare risposta.