Modena, 9 ottobre 2017 - "Condannate Armando Canò a 17 anni di carcere". È questa la richiesta della procura di Modena, pm Katia Marino, in abbreviato, nei confronti del cinquantenne omicida di Bernardetta Fella, 55enne con la quale conviveva.

La donna fu strangolata nel giugno del 2016. Il corpo fu poi nascosto all’interno di un frigorifero, staccato dalla corrente, che si trovava nelle cantine dell’abitazione del delitto, in strada Nazionale per Carpi.

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La prossima udienza, fissata al 6 novembre, sarà quella della sentenza, letta dal giudice Andrea Romito. Stabilite anche provvisionali da 30mila euro per ciascuno dei due figli, mentre il risarcimento sarà da stabilire interamente in sede civile.

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L’avvocato che difende Canò, la modenese Francesca Pecorari, contesta l’omicidio volontario e ritiene che, al contrario, si tratti di un delitto preterintenzionale. Inoltre non è convinta ci sia stato occultamento di cadavere, dato che, sottolinea sempre il legale, Canò avrebbe messo il corpo della donna in un punto facilmente individuabile, come poi accaduto.

Attualmente Canò è detenuto nel carcere di Piacenza; una perizia psichiatrica redatta dalla professionista Matilde Forghieri ha stabilito, nei mesi scorsi, che il 50enne era capace di intendere e volere mentre uccideva Fella: quel giorno aveva bevuto, manifestando gli effetti di una intossicazione acuta da alcol. Ma l’ubriachezza non era tale da compromettere, appunto, la capacità di intendere e volere.

L’omicidio Fella ha avuto grande eco in città, con le associazioni contro la violenza sulle donne che avevano indetto una fiaccolata sotto la casa del delitto pochi giorni dopo l’accaduto.