Modena, 10 gennanio - I genitori assolti dall’infamante accusa di pedofilia chiedono ora i danni a psicologi e Ausl. Lo ha annunciato poche sera fa al Maf di Finale l’avvocato delle famiglie Patrizia Micai: «Gli enti che hanno sbagliato risarciscano, noi intanto chiederemo la revisione del processo». La Lega Nord invita ora la Regione a costituirsi parte civile e chiede in una interpellanza se «psicologici e assistenti sociali protagonisti della vicenda scoppiata nel ’97 nella Bassa modenese siano ancora alle dipendenze del servizio sanitario dell’Emilia-Romagna, o svolgano altri incarichi di rilievo pubblico. Se così fosse – dichiarano i firmatari Alan Fabbri (capogruppo) e Stefano Bargi (consigliere) – la giunta regionale dovrebbe costituirsi parte civile alla luce dell’ingente spreco di denaro pubblico, nella causa intentata contro l’Ausl di Modena, dalle famiglie dei bambini allontanati». Dopo l’incontro al Maf intitolato ‘Veleno, la frattura ricomposta. In che paese abbiamo vissuto?’, dal nome dell’inchiesta choc di Pablo Trincia sulla vicenda pedofili scoppiata nel ’97 nella Bassa modenese, la Lega Nord ne ripercorre le tappe, ma soprattutto evidenzia che «dei quasi venti bambini tolti dal Tribunale dei Minori di Bologna alle famiglie della Bassa modenese solo uno è stato restituito alla famiglia d’origine. Nel 2005, il Tribunale di Reggio Emilia ha assolto gli imputati perché «i fatti non sussistono», sentenza confermata dopo diversi gradi di giudizio, «mentre la parte civile appellante, cioè l’Ausl di Modena, è stata condannata al pagamento delle spese processuali«. Secondo i leghisti, il caso ha messo in evidenza due fattori: l’eccessiva facilità con cui il Tribunale di Bologna allontanava i bambini delle famiglie e l’approvazione della legge che favoriva il proliferare di centri spesso gestiti da persone incompetenti».