Modena, 10 novembre 2017 – Dodici condanne per 36 anni di reclusione complessivi, riconosciuto il coinvolgimento di 14 tra aziende del settore biomedicale ed onlus, tredici assoluzioni complete, perché il fatto non sussiste e per non aver commesso il fatto. Sanzioni pecuniarie nei confronti delle aziende pari a oltre due milioni e centomila euro. Sono questi i tratti salienti della sentenza di primo grado che, questa mattina, ha visto concludersi il processo ‘Cardiologia’, ovvero la maxi inchiesta del pubblico ministero Marco Niccolini sulla presunta associazione a delinquere che all’interno del Policlinico avrebbe permesso sperimentazioni non consentite sui pazienti e un vasto giro di corruzione. Inchiesta esplosa esattamente cinque anni fa. Questa mattina il presidente del collegio dei giudici, Barbara Malvasi, ha impiegato oltre 18 minuti per leggere interamente il dispositivo di sentenza. Il principale imputato, l’emodinamista Giuseppe Sangiorgi, è stato condannato a sei anni e mezzo di carcere, con interdizione perpetua dai pubblici uffici. Spiccano, poi, anche le condanne nei confronti degli altri medici. Due anni ed otto mesi a Giuseppe Biondi Zoccai, due anni e dieci mesi ad Alessandro Aprile, due anni ed otto mesi a Luigi Politi. I giudici modenesi hanno stabilito anche una provvisionale di 500mila euro a favore del Policlinico, di 100mila euro per la Regione Emilia Romagna e di 20mila euro per l’associazione ‘Amici del cuore’, quella che per prima aveva avanzato le denunce di presunte irregolarità all’interno dell’ospedale. I giudici hanno tenuta intatta la tesi accusatoria, confermando sia l’associazione a delinquere che la corruzione. “Siamo molto soddisfatti- sottolinea il procuratore capo Lucia Musti -. Ha retto l’impianto accusatorio della procura. Escluse alcune partecipazioni, ma abbiamo dimostrato di essere una procura equilibrata. Basta confrontare le richieste di assoluzione del pm ed il dispositivo delle assoluzioni. C’è quasi una equiparazione”. Presente in aula anche Maria Grazia Modena, l’allora primario del reparto di Cardiologia del Policlinico, che, condannata in primo grado a 4 anni, col rito abbreviato, si è vista ridurre la pena ad otto mesi dalla corte d’Apello: “Provo grande tristezza, da cittadina. Il processo non ha dimostrato una prova che fosse una”.