Modena, 14 febbraio 2018 - In poco più di quarantotto ore la polizia ha chiuso il cerchio attorno ai responsabili degli scontri con le forze dell’ordine di sabato pomeriggio a Piacenza, durante la manifestazione antifascista. Su undici indagati due sono modenesi, come anticipato ieri. Si tratta di due ragazzi residenti in provincia, appartenenti a centri sociali ma la loro posizione, secondo gli inquirenti, sarebbe molto diversa. Infatti uno dei due, già noto alle forze dell’ordine per simili episodi di violenza, sarebbe ritenuto responsabile del gravissimo pestaggio ai danni del carabiniere del Battaglione di Bologna. Il suo ‘ruolo’ nell’aggressione sarebbe infatti evidente nelle immagini estrapolate dagli inquirenti. Gli undici indagati provengono da varie città: due di questi sono gli organizzatori della manifestazione, denunciati per i reati di istigazione a delinquere e violazione delle disposizioni dell’autorità di pubblica sicurezza durante lo svolgimento della manifestazione. Le accuse nei confronti degli altri otto, invece, risultano ben più gravi: il gruppo è stato infatti segnalato alla Procura piacentina per rapina, lesioni aggravate in concorso, resistenza, minacce e violenza a pubblico ufficiale.

Tra loro, infatti, anche i presunti autori del ‘pestaggiò ai danni del militare: il brigadiere capo dei carabinieri Luca Belvedere, accerchiato e picchiato durante la manifestazione, in un momento in cui si era trovato isolato. Belvedere ieri è stato operato al centro traumatologico Ortopedico (Cto) dell’ospedale fiorentino di Careggi. Secondo fonti mediche il militare, sottoposto a intervento chirurgico per una frattura alla spalla nel reparto diretto dal dottor Giusto Chiaracane, sta rispondendo positivamente alle terapie. Già lunedì il carabiniere, in forza presso il quinto reggimento carabinieri Emilia Romagna, era stato sottoposto a Bologna a un primo intervento per la ricomposizione della frattura. Gli indagati sono stati individuati grazie al lavoro di sinergia tra Digos e nucleo informativo dei carabinieri.

Ora spetterà proprio agli inquirenti definire i ruoli dei vari indagati: molti hanno infatti agito a volto scoperto, nonostante la numerosa presenza di telecamere e telefonini pronti ad immortalare scene di pura e preoccupante violenza. In particolare il ruolo di uno dei due modenesi risulterebbe ben evidente e grave: sarebbe stato lui, insieme ad altri autonomi, a colpire il militare. Ricordiamo che gli scontri sono avvenuti intorno alle 15.30 di sabato a Piacenza, appunto, nell’ambito dell’inaugurazione di una sede di Casa Pound. Circa quattrocento manifestanti, tra cui alcuni autonomi del Guernica, sono partiti in corteo dalla stazione ferroviaria, scortati da ottanta fra poliziotti e carabinieri, coordinati dalla questura.

Una volta in centro, alcuni attivisti tra centi sociali e antagonisti di sinistra hanno tentato di deviare il percorso previsto forzando il cordone di carabinieri e, entrati in contatto con i reparti antisommossa, sono iniziate le prime tensioni. Poco dopo un gruppo si è scagliato addosso al militare, rimasto momentaneamente isolato. Il carabiniere è stato aggredito e picchiato dai manifestanti - alcuni con il volto coperto - armati di bastoni e sassi. Ma ogni loro violenta mossa è stata ripresa dalle telecamere. Complessivamente sono cinque i militari rimasti feriti e lunedì il ministro degli Interni Minniti si è recato in visita, sottolineando che «grazie al sacrificio di queste donne e uomini possiamo dire che ci sono le condizioni per garantire di manifestare liberamente, ma c’è un limite invalicabile: la violenza».