Modena, 17 aprile 2016 - Assume ogni giorno sfumature più inquietanti la vicenda del gruppo di giovanissime bulle che da tempo, forse un anno, terrorizza con minacce e richieste di soldi le compagne di classe, in un istituto della nostra Provincia. Infatti, secondo quanto emerso dai racconti dei genitori, le ragazzine si ‘caricherebbero’ prima di agire sniffando Oki.

Pratiche che avverrebbero, insieme ai ‘ricatti economici’, direttamente sugli autobus, ancor prima di arrivare in classe. Probabilmente qualcuno adesso si chiederà: ma come? Oki? Cosa c’entra l’Oki? Non è così strano, purtroppo. Infatti la pratica rientra nel cosiddetto ‘sballo fatto in casa’, attraverso il quale sempre più adolescenti sniffano un po’ di tutto, dagli antidepressivi agli antibiotici agli antidolorifici. Ed ora, a quanto pare, anche gli anti-infiammatori.

La moda, pericolosissima, arriva direttamente dagli Stati Uniti e se ne parla già da un po’ di tempo, due anni almeno. Sono state le ragazzine spaventate a raccontare il dettaglio ai genitori che, a loro volta, si sono rivolti ad un legale insieme ad altri, preoccupati dai comportamenti pericolosi messi in atto dal gruppo di 12enni, capitanate, pare, da una ragazzina un pò più grande. Secondo il racconto delle bambine, quasi ogni giorno almeno due ragazze, sugli autobus, snifferebbero soddisfatte il farmaco, per poi iniziare a fare il giro delle ‘offerte’.

In sostanza, un pò euforiche, le studentesse chiederebbero alle loro vittime di versare ‘l’obolo’ giornaliero per non finire vittime di insulti o, peggio, botte. L’aggressivo comportamento delle giovani, però, non può essere certo associato all’utilizzo improprio del farmaco dal momento che lo stesso, sniffato, produrrebbe soltanto un po’ di ebbrezza iniziale ma, soprattutto, pericolose irritazioni alla mucosa e disturbi gastrici.

Il caso ‘bullismo’, lo ricordiamo, è esploso dopo che alcuni genitori, ascoltando le proprie figlie in lacrime, si sono rivolti prima alla scuola, poi ad un legale. L’istituto ha già attivato da tempo una psicologa per supportare psicologicamente sia le giovani vittime, sia le bulle che comunque, col loro atteggiamento, mostrano una situazione di pericoloso disagio. Le ragazzine prese di mira hanno raccontato come da mesi siano costrette, dietro minaccia, ad inviare i compiti, le ricerche o qualsiasi altro materiale richiesto dal ‘branco’ tramite whatsapp e a qualsiasi ora del giorno e della notte. Evidentemente, però, il quadro è molto più grave di quanto potesse apparire inizialmente anche ai docenti, tanto da dover essere gestito al di fuori delle aule scolastiche.