Palagano (Modena), 19 MARZO 2017 - E’ venuto appositamente per chiedere perdono: per suo padre e per la Germania. Perché suo padre, Adolf Weil, allora semplice soldato 17 enne, nel marzo 1944, era su queste montagne modenesi, con la divisa della ‘Divisione Hermann Goring’, i cui uomini compirono la strage di Monchio, Susano, Costrignano e Savoniero, la cui commemorazione si è svolta ieri mattina di fronte ai resti della ‘Buca’ di Susano, bombardata dai tedeschi quel 18 marzo 1944, al termine del quale si contarono 136 vittime innocenti, bambini, donne, anziani, uccisi con selvaggia ferocia.

Ha chiesto perdono per la Germania perché – ha detto – «non arresta ed estrada i condannati colpevoli. Sono venuto io a dire: è una vergogna». Un momento toccante, di riappacificazione, quando quest’uomo, Wolfsang Weil, si è avvicinato al microfono e con voce strozzata ha iniziato: «Mio padre si arruolò volontariamente nella ‘Divisione Hermann Goring’, una truppa paragonabile alle Waffen SS. Tutti in famiglia erano nazisti convinti. L’atto di mio padre, ai loro occhi, era ovvio. La ‘Divisione Hermann Goring’era nota per essere una truppa brutale. Soltanto nazisti particolarmente indottrinati potevano diventarne membri».

Poi ha aggiunto: «Lì in mezzo c’era mio padre. Se mio padre ha contribuito attivamente alla strage o ne era soltanto al corrente, oggi non possiamo più venirne a conoscenza. E’ possibile che la sua unità corazzata abbia preso parte al bombardamento di Monchio. E se fosse stato anche solo al corrente: chi in un reato tace è complice. E poiché mio padre non è venuto qui a confessare le sue colpe, sono venuto io. E poiché la Germania non arresta ed estrada i condannati colpevoli, vengo io a dire: è una vergogna».

«Sono venuto qui per mio padre. Non continua in ogni figlio a vivere il padre anche se costui è già morto da tempo? Mio padre è parte di me. Tanto più difficile per me è realizzare quali reati sono stati commessi qui a Monchio o altrove. Me ne vergogno. Faremmo di tutto se potessimo annullare quanto accaduto. Mio padre di tutto ciò non ha mai parlato, non ha mai detto una sola parola». Wolfsang Weil ha porto la mano: se i discendenti delle vittime e i discendenti dei colpevoli si incontrano e parlano dell’inafferrabile, forse, allora, le ferite ancora esistenti in questo luogo possono guarire. E’ per questo che sono qui. Mai più fascismo, mai più guerra». Il figlio del soldato della ‘Goring’, si è avvicinato ai famigliari delle vittime della strage, fra le quali il superstite Gervasio Tincani, ed è seguito l’abbraccio individuale.

Aaltro atto significativo: durante la commemorazione, Stefan F. M. Schneider, capo ufficio culturale dell’ambasciata della Repubblica federale di Germania, e il sindaco di Palagano, Fabio Braglia, hanno firmato un protocollo d’intesa per la ricostruzione della ‘Buca’ di Susano.