Modena, 24 settembre 2014 - Una vicenda che ha dell’incredibile quella capitata ad un volontario dell’Avap di Formigine e della protezione civile. L’uomo, 36 anni, soccorritore esperto, è stato condannato dal Tribunale di Modena a pagare 45mila euro per aver lasciato il lampeggiante spento, utilizzato con apposita autorizzazione nelle zone del sisma, nel baule dell’auto. Nonostante fosse palese il motivo della detenzione del dispositivo (confermato dalla stessa associazione), infatti, il 36enne è stato denunciato dalla polizia per ‘possesso di segni distintivi contraffatti e detenzione di segni distintivi appartenenti alle forze di polizia’. (art 497 ter e 497 bis).

Il legale dell’imputato, l’avvocato Luca Roda di Bologna, ha impugnato il decreto penale, chiedendo per il suo assistito il processo, per il quale si attende la data dell’udienza. L’episodio risale ai drammatici giorni del post terremoto, quando centinaia di volontari hanno lavorato ininterrottamente al fine di garantire sostegno agli sfollati. E’ il 25 giugno, giorno del concertone al dall’Ara di Bologna, evento dedicato proprio alle vittime del sisma. Il soccorritore trascorre mattina e pomeriggio nei campi allestiti nei comuni del cratere, insieme agli altri volontari. Il gruppo è impegnato nell’allestimento di tende, utili ad ospitare le migliaia di cittadini rimasti senza un tetto. Lo stesso giorno, però, un servizio vede impegnato nel corso della serata il volontario a Bologna, in occasione del grande evento.

Finito il turno nei campi, parte di corsa alla volta di Bologna, senza riconsegnare alla sede dell’Avap (come era solito fare ogni sera) il lampeggiante blu, utilizzato a partire dalla scossa del 20 maggio sulle auto messe a disposizione dell’associazione. Un simbolo di riconoscimento solitamente installato sui mezzi di pubblica assistenza, e che il 36enne avrebbe comunque utilizzato anche il giorno successivo. Terminato il concerto, intorno alle due del mattino, il volontario, in compagnia di un amico, si rimette in strada per tornare a casa ma a Modena, in località Torrazzi, viene fermato per un normale controllo da una volante. Il giovane fa subito presente agli agenti di essere un soccorritore, ma questi, una volta aperto il cofano, gli contestano il possesso del dispositivo.

A nulla sarebbero valse le spiegazioni del 36enne circa l’impiego del lampeggiante e le motivazioni per le quali l’oggetto non era stato riconsegnato all’associazione la sera stessa. Inutile, a quanto pare, anche la dichiarazione rilasciata dall’allora vice presidente dell’Avap di Formigine, che confermò la dotazione del dispositivo in uso al volontario. «Purtroppo quanto messo a verbale dal vice presidente ha complicato ulteriormente la vicenda — spiega l’avvocato Roda — poiché, al momento di riconoscere il lampeggiante, l’uomo ha indicato quello di colore rosso e non il blu, vanificando le dichiarazioni di entrambi».

Il 17 gennaio scorso viene così emesso un decreto penale di condanna (che può essere accettato o meno dall’imputato, con l’opzione di andare a giudizio) e il pm a seguito delle indagini, propone 180 giorni di reclusione, convertiti in una sanzione da 45 mila euro. Il gip accoglie la richiesta del pm e a dicembre 2013 il decreto viene notificato. A inizio anno il legale del volontario si oppone al decreto, chiedendo il rito ordinario. Ora il 36enne è in attesa di scoprire se dovrà pagare una sanzione pesantissima, dopo aver aiutato per mesi i cittadini dei comuni colpiti.