Modena, 12 maggio 2017 - Innovazione per riprendere a crescere. E’ la parola d’ordine per le aziende e anche per le banche, che hanno il compito di accompagnare quella ripresa in cui tutti sperano. Fabrizio Togni, direttore genelare del Gruppo Bper, con l’innovazione ci fa i conti ormai tutti i giorni.

Che cosa significa innovazione per la banca?

«Vuole dire in primo luogo ragionare da impresa tra imprese. Il nostro mondo non è avulso dal resto del sistema economico e sta affrontando una sfida importante: cambiare cultura e modo di porsi nei confronti della clientela. Una volta si parlava genericamente di clienti della banca, a cui venivano proposti pochi prodotti standardizzati. Oggi, invece, abbiamo una segmentazione precisa: i privati, con al loro interno gli ambiti family, personal e private, i piccoli operatori economici, il settore corporate con ulteriori distinzioni a seconda delle dimensioni d’impresa. L’elenco potrebbe continuare, ma la sintesi è che occorre un approccio più moderno per fare fronte a bisogni diversificati. E nella gestione dei rapporti, oltre al fattore umano e alla consulenza qualificata, acquista sempre più valore la tecnologia con i suoi processi automatizzati».

Largo al digitale, dunque…

«La banca vende servizi, cioè beni dematerializzati: è inevitabile che risenta in modo diretto dei cambiamenti tecnologici. Bper Banca sta investendo molto nell’ambito digitale, con un obiettivo preciso: mettere i clienti in grado di accedere ai propri servizi come e quando desiderano, e con lo strumento che ritengono più opportuno utilizzare, sia esso il canale fisico o i canali diretti. Non crediamo, però, che la rete fisica verrà completamente sostituita: la possibilità di avere un luogo moderno e confortevole per confrontarsi tra persone è un valore aggiunto che non scomparirà in breve tempo».

Cosa fa la banca, in particolare, per sostenere le aziende che innovano?

«Mette a disposizione tutte le modalità di finanziamento esistenti: del resto l’imprenditore che innova consolida la sua presenza sul mercato, quindi svolge anche una funzione sociale. La banca dunque si impegna, ma alle imprese spetta fare altrettanto. Per quanto ci riguarda, ad esempio, forniamo supporto a chi vuole accedere direttamente al mercato 2 dei capitali. La stessa banca può svolgere il ruolo del consulente che accompagna il collocamento di bond o la quotazione in borsa».

Come sta andando l’economia, anche a livello provinciale?

«Sta andando mediamente meglio. Ma quel che manca al Paese e ai nostri territori è una ripresa vera del settore immobiliare. Iil mercato ha dato qualche piccolo segnale di ritorno alla normalità, ma non si è ancora avviato su un percorso di crescita. Si può dire che abbiamo superato la fase peggiore della congiuntura, ma la crescita è ancora troppo modesta. Dobbiamo tornare più in linea con gli altri Paesi europei industrializzati e per farlo la ricetta è una sola: creare le condizioni per agevolare gli investimenti e diminuire la vischiosità del sistema».