Modena, 4 novembre 2016 - C'era una volta il centro storico coi suoi negozi più prestigiosi. L’abbigliamento di Vittadello, le camicerie Righi e Otello, la mitica Singer sotto i Portici del Collegio, la Stilografica, l’ottico Anderlini, i tessuti di Pippo Morandi e i piatti di Zanasi e Simonazzi. Un’epoca d’oro ormai finita per sempre. E tra loro un posto d’onore occupava la famiglia Benini, dagli anni ‘50 interpreti tra i più prestigiosi nella vendita di tessuti e vestiti sotto la Ghirlandina. Tutto cominciò nel 1953 in piazza Grande al civico 14 con il fondatore Sergio (chiamato ‘il mago’ per via del suo hobby da prestigiatore), poi l’avventura proseguì con il figlio Enrico e la sua ‘epopea’ prima nel settore delle pellicce, successivamente nel campo della gioielleria. ‘L’oro di Modena’, insomma. Il glorioso slogan famoso ancora oggi e che dal 1986 al 2000 fece da sfondo alle indimenticabili e pittoresche pubblicità in onda su Trc, Telemodena e Telestudio. E ora anche questo pezzo di eccellenza modenese è pronto a dire addio. Da ieri, infatti, nella vetrina del negozio in via Castellaro campeggia il cartello ‘Si Chiude’. Così quando una bella storia finisce è inevitabile fare un salto nel passato, ripercorrendola passo passo, in una narrazione che va a braccetto con la trasformazione sociale ed economica della nostra città.

«Mi sembra ieri», racconta Enrico Benini con un velo di malinconia. Una pausa, giusto il tempo di rievocare un concentrato di emozioni indelebili, e riprende: «Era il ‘73 e iniziai a lavorare fisso nel negozio di mio padre Sergio: il mio compito era accompagnare i clienti al terzo piano del palazzo in piazza Mazzini a ritirare le confezioni dei vestiti fatti su misura». Già allora bisognava essere bravi venditori e la stoffa era evidente. «Non era da tutti convincere le persone a salire tre rampe di scale», confida orgoglioso.

Nel ‘75 il trasloco in grande stile in via Emilia centro 52, angolo San Biagio: «Comprammo l’intero palazzo e trasferimmo lì abbigliamento, pellicceria, calzature e teleria». Poi la svolta: nel 1987 Enrico decide di mettersi in proprio e in via Castellaro 17 inaugura il negozio che da allora sarà la sua seconda casa. «Vendevo pellicce e montoni, ripartii da zero insieme a due collaboratrici che lavoravano da sempre con la mia famiglia. Le cose andarono subito bene e per me fu una sfida vinta». Due anni dopo un’altra tappa che si rivelerà fondamentale: Otello ‘Il re della camicia’ decide di vendere e Benini, esattamente di fronte con la sua attività, subentra senza pensarci un attimo: «Pagai 130 milioni di allora. I preziosi erano da sempre la mia passione, così mi lanciai in quel business». La scommessa fu ancora una volta azzeccata, ma nuovamente, nel ’97, il commerciante stupì tutti riorganizzando la sua attività: «Lasciai il campo della pelletteria e mi concentrai soltanto sui gioielli. Negli anni successivi – ricorda – arrivai a possedere quattro negozi, tre a Modena e uno a Mantova». Ma come in una corsa sulle montagne russe, l’ennesima giravolta è dietro l’angolo. Benini è costretto a ridimensionare il suo mercato: «Se non hai 400 punti vendita e la possibilità di spalmare le perdite su più bilanci come fanno certe catene duri poco. Gradualmente ho chiuso, rimanendo solo con la mia ‘creatura’ in via Castellaro». Più forte del dilagare selvaggio dei Compro Oro, Benini resiste nonostante tutto, affidandosi al proprio talento e al supporto imprescindibile dei suoi collaboratori: «Siamo sempre stati una famiglia e i clienti da noi hanno sempre trovato un orecchio che li ascoltava. La scuola della bottega non si improvvisa: ci vuole passione e soprattutto tanta esperienza». Trent’anni di onorata carriera che presto, però, arriveranno al capolinea. «Non c’entrano i soldi - assicura Benini –. Certo, gli affari di un tempo non si fanno più, ma la scelta di chiudere la gioielleria è legata soprattutto al venir meno delle mie ‘spalle’. Una mia dipendente è venuta a mancare e una seconda si è ammalata. Non avendo più loro, non me la sento più di proseguire... in fondo la mia carriera l’ho fatta».

E passare la mano? Benini non ha rimpianti: «Anche volendo non potrei. Fortunatamente – sorride – mio figlio è diventato avvocato. Fui io a obbligarlo a scegliere un’altra strada: stare in negozio può rivelarsi una condanna». Indimenticabili le lotte con la sua associazione ‘Forza Centro’ per ridare vita al cuore cittadino: «Su questo tema preferisco stendere un velo pietoso. E’ cambiato tutto e il centro non sarà mai più quello di una volta». E ora? «Ancora non lo so, ci sto riflettendo, magari cederò ad un altro gioielliere capace. Ho fatto ogni cosa nella mia vita, mi mancano solo le auto – scherza Benini -.Sono la mia più grande passione, ma avrei troppo timore reverenziale per trasformarlo in un vero lavoro».