Ora sono 10 ma c'è chi ha 'poco lavoro'
Modena, 31 dicembre 2012 - Mesi di grandi tagli. Anche il Comune sarà costretto ad abbattere la scure sulle spese di troppo, visto che i milioni da recuperare, col bilancio presto al varo, saranno addirittura 28. Il punto è: siamo sicuri che coloro che tagliano, ovvero gli assessori della giunta, non siano a loro volta da tagliare? O meglio: si potrebbero ridurre ulteriormente di numero, ad esempio da 10 a 8, o ancora meno, accorpando alcune deleghe che sembrano fotocopie?
Gli esempi aiutano a capire. In Comune ci sono assessori che hanno responsabilità, almeno sulla carta, fumose. Qualche esempio. Roberto Alperoli (seguiamo l’ordine alfabetico) ha tre deleghe: politiche culturali, turismo e promozione della città. L’ultima delega non è assimilabile a un’altra? La promozione della città si potrebbe considerare a tutti gli effetti un compito condiviso dalla squadra al completo. Suona ridondante.
Simona Arletti si occupa di ambiente e affari generali, dall’anagrafe ai cimiteri. Anche in questo caso è la seconda delega ad apparire in conflitto con quella di una collega, Marcella Nordi, che si occupa a tempo pieno di risorse umane e strumentali. La Nordi è anche assessore alle pari opportunità, ma si ha l’impressione che il lavoro svolto dal governo centrale la sollevi dall’operatività del compito e le dia una consegna più di rappresentanza (presenziare agli incontri sui pari diritti).
Serve davvero? Francesca Maletti: lei ha tre deleghe pesanti — politiche sociali, sanitarie e abitative — che bastano e avanzano. Nella stessa situazione l’assessore Daniele Sitta, che forse ha fin troppo da fare. La programmazione e gestione del territorio, meglio conosciuta come urbanistica, vale da sola la pagnotta, non fosse altro che per le feroci critiche quotidiane. Ma l’ex sindaco di Campogalliano si è caricato sulle spalle anche le infrastrutture e la mobilità e il complesso centro storico, con gli alloggi sfitti, le piazze da rifare e il degrado malvisto. Stesso discorso vale per Alvaro Colombo (bilancio), che ha che fare con i conti più in rosso della storia repubblicana.
Arriva il turno di Antonino Marino. Lui ha l’arduo compito di occuparsi di sicurezza, interagendo con la municipale. La sua etichetta dice anche ‘qualità della città’, come se fosse un compito assolvibile da un politico responsabile: o lo si fa tutti insieme o è meglio lasciare perdere. Sport e lavori pubblici completano la sua ‘valigetta’. C’è chi non nasconde qualche perplessità sull’ultima delega, che a volte si fa fatica a scindere dal patrimonio. Diciamo che lavori pubblici si occupa del cantiere, patrimonio del bene. Ma è un confine piuttosto labile, e valicabile.
Patrimonio, dicevamo, che è in mano a Fabio Poggi. Insieme a decentramento, comunicazione, politiche giovanili e cooperazione internazionale. Ecco, diciamo pure che le ultime quattro o si traducono in fatti o finiscono nel dimenticatoio. Si chiude con la Querzè, che si occupa di scuola dall’infanzia all’università (difficile farne a meno) e con Graziano Pini, che spesso si pesta i piedi con il collega al centro storico Sitta. Qualcuno non sta al suo posto, o quel posto è troppo piccolo per due assessori?