Modena, 1 magio 2017 - Anche se il superfavorito Matteo Renzi ha vinto nettamente la sfida, le primarie Pd non hanno appassionato troppo i modenesi: rispetto al 2013 infatti, ai seggi (102 allestititi in tutta la provincia) per eleggere il segretario è andata quasi la metà delle persone (35.908 voti validi su 36.120 votanti complessivi contro i 70.442 complessivi di quattro anni fa). Un calo netto, quasi del 50%, prevedibile e che, secondo il Pd stesso, è stato «minore rispetto ai timori della vigilia». Nonostante ciò, il segretario uscente ha totalizzato un significativo 75,33% (a lui sono andati 27.049 voti) contro il 21,20% di Andrea Orlando (7.611 voti) e il 3,48% di Michele Emiliano (1.248 voti).

PER L’EX PREMIER è andata più o meno come nel 2013, quando il confronto all’interno del partitone, era con il suo ex amico Pippo Civati e quel Gianni Cuperlo che rappresentava un po’ il passato. Il rottamatore, 4 anni fa, Renzi aveva davvero sbancato su numeri di votanti ben più alti: 73,9% delle preferenze (51.958 voti) contro 13,9% di Cuperlo (9.801 voti) e il 12% di Civati (8.472 voti). Addirittura in alcuni Comuni aveva totalizzato anche il 90% (Pavullo). Altra storia rispetto all’anno precedente, quel 2012 che lo aveva visto contrapposto, sempre per la guida del partito, a Pierluigi Bersani. In quell’occasione ha dovuto cedere il passo, ma con una percentuale che, a Modena, aveva fatto comunque scalpore: 42,6% (29.075 voti) contro il 57,4% (39.218 voti) dell’allora segretario. Ma lo scenario politico modenese, cinque anni fa, era del tutto diverso. Chi oggi è un fedelissimo del fiorentino, prima era nettamente schierato con Bersani (come Stefano Bonaccini e Davide Baruffi).

SE IN POCHI credevano nel possibile ribaltone, in tanti alla vigilia, avevano paura, eccome, dell’affluenza, che ha sì segnato un calo, e netto, ma non raggiungendo gli scenari peggiori che qualcuno aveva paventato. Elemento che non poteva passare inosservato nella sede di viale Rainusso, dove i sostenitori delle tre mozioni (in realtà a Modena è più giusto parlare di due) si sono dati appuntamento. «Renzi ha avuto una percentuale netta, qui come a livello nazionale – commenta il segretario provinciale Lucia Bursi –. Numeri che vanno al di sopra di quelli congressuali. Da ‘domani’ Renzi sarà il segretario di tutti e viene il momento di compattarci per arrivare a quello che è l’obiettivo, ovvero il voto. Il calo degli elettori? Bisogna tenere conto – aggiunge Bursi – del fatto che il 2013 era un’altra stagione politica. Di certo, però, una riflessione la dobbiamo fare». A smistare percentuali e seggi, sempre nella sala della ‘mozione Renzi’, c’è Paolo Negro: «I numeri confermano che le primarie sono uno straordinario strumento di popolo, la risposta c’è stata. Un voto che rilancia il Pd e la leadership di Renzi. L’analisi del calo deve tenere conto del quadro politico cambiato e del vento dell’antipolitica». Analisi che il senatore Stefano Vaccari, mozione Orlando, fa partire da ben altro punto di vista: «Renzi confermato, il dato è inequivocabile. Orlando in poco tempo ha ottenuto un grande risultato. Credo, a proposito dell’affluenza, che guardare il bicchiere mezzo pieno non sia corretto. Bisogna che il Pd davanti a questi numeri qualche domanda se la faccia. Non solo gli iscritti ma anche gli elettori, nei numeri, hanno dimostrato che chiedono una risposta diversa». Di «straordinaria partecipazione» parla infine il deputato Matteo Richetti: «Gli iscritti ai circoli avevano già decretato la netta vittoria di Renzi. Questo capitale non può essere sprecato».

Francesco Vecchi