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"Campi, è tempo di chiudere In centinaia già tornati a casa"

Ritorno alla normalità

Finale, il sindaco: "Entro settembre avremo due soli accampamenti"

 

di Federico Malavasi

Vestiti stesi in una tendopoli (Ansa)
Vestiti stesi in una tendopoli (Ansa)

Modena, 18 luglio 2012 - INSIEME alle zone rosse dei Comuni terremotati, iniziano a rimpicciolirsi anche i campi che ospitano le migliaia di sfollati della Bassa. Sono tanti gli abitanti che, ottenuta l’agibilità della propria abitazione, raccolgono le forze e il coraggio rimasti dopo quasi due mesi di scosse per rientrare a casa. In alcuni paesi gli ospiti delle tendopoli sono dimezzati, in altri si inizia ora a parlare di smontare. Quasi dovunque poi, per dare una ‘spintarella’ a chi potrebbe fare ritorno a casa, è stato interrotto il servizio mensa per chi ha la casa agibile o per chi non risiede nei Comuni interessati. Un modo in più per invitare i cittadini, pur con le dovute cautele, a ritornare alla normalità.


C’è anche poi chi ha già ben chiara in mente una sorta di road map per ridurre al minimo, nel giro di pochissimo tempo, la permanenza sotto le tende. E’ il caso del sindaco di Finale, Fernando Ferioli. «Dalle 2.300 persone nei campi — ha spiegato primo cittadino — siamo arrivati a 1.300. Un campo lo abbiamo già chiuso e presto ad un altro toccherà la stessa sorte. Ad agosto speriamo di chiuderne un terzo. L’obiettivo è quello di arrivare a settembre con soli due campi, uno a Finale e uno a Massa».

Ancora circa 420 persone sono ospitate invece nelle due tendopoli ufficiali a Cavezzo ai quali però il Comune ricorda che dal 1 agosto i letti e i pasti verranno dati solo a chi ha la casa inagibile o versa in «situazioni particolari». La stessa misura, a Mirandola, è scattata invece ieri. «Per ora — spiega l’assessore ai servizi sociali Lara Cavicchioli — abbiamo 1.700 persone nei campi. Stiamo facendo un censimento tra le tende perchè chi ha la casa agibile possa rientrarci. L’obiettivo è quello di iniziare al più presto a chiudere i campi».


OSPITI in calo anche al campo della Croce rossa allestito a Concordia dove, spiega il sindaco Carlo Marchini, «da 350 persone siamo scesi a 300». Intanto a San Possidonio si sta lavorando per ‘compattare’ due campi in uno. «Entro 10 giorni — assicura il sindaco Rudi Accorsi — avremo una sola tendopoli, che ospiterà circa 400 persone». Finora a casa è tornato circa il «10% della popolazione sfollata». Anche qui in questi giorni verrà sospeso il servizio mensa per chi ha la casa agibile.

 Per Carpi a fare il punto della situazione è il direttore generale del Comune Giordano Corradini. «Nel campo della protezione civile abbiamo circa 360 persone. Ad essere usciti sono già un centinaio. Rimangono poi una settantina di persone a Fossoli e una cinquantina a Cortile, tutti con case inagibili». Ospiti dimezzati invece a San Prospero (da 350 a 130), dove, dice il sindaco Mario Ferrari, «già da una quindicina di giorni la mensa non offre più i pasti a chi ha la possibilità di tornare a casa».

Anche a Novi si sta mettendo a punto la sospensione del servizio mensa. «Man mano che abbiamo l’agibilità degli appartamenti cerchiamo, con la massima dolcezza, di invitare i cittadini a rientrare nelle loro case» ha sottolineato il sindaco Luisa Turci. Pure a San Felice si ricomincia a riprendere confidenza con la propria abitazione. «Ogni giorno c’è qualcuno che se ne va — spiega l’assessore Massimo Bondioli — Per ora sono stati circa in 350. Il nostro compito è aiutarli a ritrovare la fiducia nelle loro case».

Federico Malavasi

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