Sassuolo, 29 dicembre 2017 - «Non mi piacciono gli addii, sono sempre troppo lunghi», scriveva Pier Vittorio Tondelli. Non piacciono nemmeno a Paolo Cannavaro, che ieri ha ufficializzato la sua decisione di lasciare il calcio giocato per cominciare la sua carriera da tecnico. «Non ci sarà una partita di addio: sabato ho salutato i tifosi neroverdi al Mapei Stadium, domani a Roma saluterò il calcio giocato, incrociando tra l’altro un tecnico come Di Francesco con il quale ho un rapporto speciale. Forse – dice – è anche il suo esempio che mi ha spinto verso questa nuova strada». Dopo quasi vent’anni di carriera e quattro in neroverde, Cannavaro raggiunge il fratello Fabio in Cina, dando concretezza ad una decisione «sofferta, ma ben ponderata: non mi mancherà il campo perché ho scelto io, ma mi mancherà vivere il quotidiano con i compagni, ragazzi fantastici. Lasciando Sassuolo – dice Cannavaro – lascio una famiglia» Un’altra famiglia è pronta ad accogliere Cannavaro, tuttavia… «A Guangzhou ritrovo Fabio, e ne sono contento. La vita ci ha divisi presto, e non vedo l’ora di poter passare un po’ di tempo con lui. Sono carico anche per questo, oltre che in vista di un’opportunità che il Sassuolo mi ha permesso di cogliere: non tutte le società mi avrebbero dato questa possibilità».

Che ruolo avrà Paolo Cannavaro nella sua seconda vita?

«Fino ad un paio di giorni fa ero completamente concentrato sul Sassuolo, e con il mio nuovo ruolo di collaboratore tecnico ho tempo per prendere confidenza, visto che comincerò il precampionato con loro. Sarò assistente di Fabio a 360°, e in più là c’è la possibilità di allenare anche la squadra delle riserve…».

Del Sassuolo cosa lascia?

«Lascio casa, in un certo senso: una società che mi ha dato fiducia e con la quale ho raggiunto traguardi importanti. E lascio una piazza che mi ha accolto e sostenuto sempre con grande calore, non facendomi mai pesare quel rapporto speciale che ho con Napoli e con il Napoli e non ho mai nascosto. E una società seria e organizzata, una bellissima famiglia».

Se l’aspettava un percorso del genere il Cannavaro che nel 2014 arrivava a Sassuolo?

«Sul mio contratto già allora c’era il premio per la qualificazione in Europa League. Segno che la società aveva grandi ambizioni e i programmi giusti. Io ho creduto nel Sassuolo, il Sassuolo ha creduto in me, ed è stato un matrimonio fantastico».

Il momento più bello del quadriennio neroverde?

«Senza dubbio la prima salvezza: girammo a 17 e ci salvammo, addirittura con una giornata d’anticipo».

Il più brutto?

«L’eliminazione dall’Europa League. Ci condizionarono in maniera decisiva i troppi infortuni».

Il giocatore più forte con cui hai giocato a Sassuolo?

«Scelta difficile, ma in testa alla lista metto Magnanelli, un giocatore che ha principi e valori, un capitano che merita tutta la stima del nostro ambiente, un esempio per tutti».

Qualche buon esempio lo ha dato anche Cannavaro…

«Vado fiero della passione che ci ho sempre messo. Vado al campo, oggi, con la stessa voglia che avevo quando da bambino andavo alla scuola calcio, e lascio con la stessa passione che mi ha sempre accompagnato e che probabilmente ha fatto sì che giocassi fino a quasi 37 anni. Credo possa essere questa la mi eredità».