Modena, 11 novembre 2017 - «Siamo stati presi in giro da tutti. Anche dalle persone di cui ci fidavamo di più, come il mister Ezio Capuano. I tifosi dovrebbero essere orgogliosi di noi perché non abbiamo permesso, andando contro i nostri interessi, che persone poco affidabili potessero prendersi gioco di una piazza importante come Modena».

E’ il canto del cigno dei giocatori gialloblù, che ieri sono stati svincolati «d’autorità» dalla Figc. Nello studio dell’avvocato Pagliani, fiduciario Aic, insieme al vicepresidente dell’Assocalciatori Umberto Calcagno, hanno letto una lunga lettera – è stato scelto come portavoce Cesare Ambrosini – in cui hanno messo nero su bianco la loro verità. Con una premessa: «Abbiamo scioperato, ma non abbiamo voglia di sentirci causa del fallimento di una società piena di storia e tradizione». Ecco le loro parole.

L’estate. «Ci troviamo a un bivio: dobbiamo scegliere se fidarci delle parole di mister e presidente (Caliendo, ndr) o se ascoltare voci di situazione debitorie». Decidono di fidarsi. «La stagione inizia ma lontano dal Braglia e le certezze iniziano a vacillare».

Suona l’allarme. «Nessuno, in tre mesi, viene a spiegarci come o cosa sarebbe successo. Verso fine settembre, però, i dipendenti ci comunicano di non aver ricevuto lo stipendio e che avrebbero indetto uno sciopero silenzioso, che dura una settimana».

Arriva Taddeo. «Giunge alle nostre orecchie la voce di una possibile cessione ad Aldo Taddeo. Da buoni professionisti interessati al nostro futuro iniziamo a raccogliere informazioni, e sono sempre meno positive... Chiediamo a gran voce un incontro con Caliendo nel corso del quale la squadra riesce a strappare un ennesimo tentativo di trattativa con Carmelo Salerno, ma nella stessa giornata Caliendo si presenta con Taddeo, al quale intende vendere». I giocatori, successivamente, hanno voluto aggiungere – contrariamente a quanto dichiarato dall’architetto – di non aver mai incontrato Salerno negli spogliatoi.

«Caratura mondiale». «Taddeo millanta di essere titolare di aziende di caratura mondiale. Tutti scettici, ma chiediamo semplici garanzie per poter continuare a svolgere il nostro lavoro».

Le garanzie. «Chiediamo il pagamento delle mensilità come da normativa Covisoc e di aprire lo stadio trattando col Comune. Da lì inizia una farsa lunga un mese, fatta di «riunioni deliranti, minacce, pietismo. In un luogo sacro come gli spogliatoi entrava chiunque, dagli avvocati agli amici degli sponsor, tutti per provare a convincerci di accettare e sottostare a fantomatici progetti senza che questi neanche fossero elaborati su un pezzo di carta».

La messa in mora. «Mentre tutto questo accadeva la squadra continuava imperterrita nella solita richiesta garantendosi, con la messa in mora, la possibilità di non dover sottostare a parolai per l’intera durata dell’anno calcistico. La messa in mora, ci teniamo a precisare, non concede uno svincolo automatico bensì la possibilità di svincolarti qualora il progetto e le promesse non vengano mantenute. E sarebbe decaduta automaticamente al saldo dei mesi arretrati».

La black list. Taddeo, a un certo punto, decide in teoria ‘di sua volontà’, di mandare lettere di diffida ad alcuni giocatori e di creare una sorta di blacklist semplicemente perché aveva colto nei portavoce della squadra i leader da colpire. Ci spiace, – scandiscono – cari il mio signor presidente e allenatore ma questa squadra ha le palle e non lascerà che si condanni chi ha parlato per conto di tutti». Qui inizia una dura presa di posizione contro mister Capuano di cui parliamo qui sotto.

stipendi da sbloccare. Taddeo sostiene di non poter pagare le due mensilità arretrate ai gialloblù a causa della procedura di concordato in corso. Un giorno si presenta al campo col commissario del tribunale Trenti che, dicono i giocatori, «avvalora la nostra tesi: fosse stata presentata una istanza al giudice per poter pagare le mensilità arretrate, sarebbe stata certamente esaminata».

L’ipotesi Gigliotti. «Ci mettiamo in macchina per andare ad ascoltare anche Gigliotti, sperando di avere ancora delle possibilità. Veniamo accolti in uno stanzino con al centro un pallet di carne in scatola e la prima frase che esce dal nostro potenziale futuro presidente è ‘scusateci per la carne ma ogni tanto gli sponsor non ci pagano in contanti ma con i loro materiali’. Poi ci viene detto che meno giocatori sarebbero rimasti e meglio sarebbe stato per il monte stipendi; non esattamente un discorso incoraggiante».

L’ultimo atto. E’ il «bieco tentativo» di mandare la Berretti a giocare la partita di Santarcangelo, coi giocatori in sciopero. «Facciamo tanti complimenti alle famiglie, ai ragazzi e al mister che si sono negati».