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Speciale Tokio Hotel

PASSIONE IN MUSICA

"Vi amu e vi lovo": in queste parole
il grande universo dei fans

Curiosità, simpatia, e il linguaggio degli sms. Andiamo a scoprire quello che avete scritto ai vostri beniamini. E non mancano le sorprese

di Stefano Marchetti

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Fans dei Tokio hotel Modena, 11 luglio 2008. Umberto Eco scrisse la "Fenomenologia di Mike Bongiorno". In questi giorni, noi potremo provare a ‘esplorare’ la fenomenologia dei Tokio Hotel. O meglio, dei loro fans. Il nostro sito internet è stato investito da una valanga di centinaia di messaggi da tutta Italia (e non solo), in tutto 450 in pochi giorni, il centralino ha ricevuto telefonate di ragazzine disperate, alla ricerca di un biglietto o della possibilità di incontrare gli idoli del momento.

Direte: sono sciocchezze da ragazzi. Forse è vero, ma è pur vero che ogni epoca ha avuto le sue, di ‘sciocchezze’ come queste. Noi che abbiamo attorno ai quarant’anni, e anche qualcosina di più, ricordiamo perfettamente cosa accadeva negli anni Ottanta, quando esplose la ‘guerra’ fra i Duran Duran e gli Spandau Ballet. E prima ancora, ci fu l’epopea (quella, in verità, molto più duratura) dei Beatles. Quelli un po’ più giovani ricordano il delirio per i Backstreet Boys o i Take That, prima che ognuno di loro andasse per la sua strada. I ragazzi di oggi, quelli della ‘Moccia generation’, di "Tre metri sopra il cielo" o "Scusa ma ti chiamo amore", hanno trovato i Tokio Hotel e — complice anche una furba industria discografica — li hanno eletti a campioni del loro mondo.

E allora eccoli, i ragazzi dei Tokio Hotel. Mentre aspettiamo di conoscerli ‘dal vivo’, leggiamo i loro messaggi, per scoprire chi sono. Scrivono di getto, scrivono con le stile degli sms, dove le ‘k’ vanno al posto dei ‘ch’, accenti e apostrofi naturalmente non esistono, e la parola ‘operazione’ compare come ‘oxazione’... C’è chi si rivolge a loro come a degli amici: «Semplicemente voglio dirvi grazie per la buona musica che fate :)», è il messaggio di Nadia. Qualcuno invece si spinge oltre: «Vi amu da impazzire... Vi lovo», esclama Ilenia, in un bizzarro cocktail fra sardo e inglese. «I Tokio Hotel sn cm (starebbe per sono come, ndr) il pane... Ogni giorno devi averne un po in casa», continua Mary. «Ho fame di voi», esagera Paola. «I Tokio Hotel sn tutto... se me li togliete la mia vita non ha significato», scrive Irene. «Siete la mia aria senza la quale io non potrei piu (senza accento, of course, ndr) vivere», continua Valeria Th. Una della fan, Angelica, racconta che quest’anno ha fatto l’esame di terza media «e nella tesina ho messo anke voi».

Poi ci sono quelli che danno sfoggio di cultura, e si rivolgono ai Tokio Hotel nella loro lingua, il tedesco, e mandano anche tanti kuss kuss, baci baci. Ma qualcuno chiede anche quale sia la zimmer, la camera dei Tokio, chissà perché? Una ragazzina dice che si è fatta anche regalare un dizionarietto di tedesco, per poter arrivare a scrivere ai suoi beniamini. Altri invece scelgono la via dell’inglese, e naturalmente danno fondo a tutta la loro carica. E’ c’è pure chi si diverte a creare acronimi e sigle: «Tutte le Ore Ke Io Oggi Ho le Offro Totalmente Esclusivamente a Loro», si esercita Benny. Il pubblico di riferimento – va da sè – è al 99% femminile, eppure, in mezzo a tanta folla di ragazze, spunta anche un maschietto: Valerio ha 11 anni e scrive «Adoro le canzoni dei Tokio Hotel, come mia sorella. Io sono 1 maskio quindi è normale ke nn mi piaccia nexuno del gruppo, ma cmq adoro le loro canzoni».

Diversa la situazione dei genitori, più o meno affranti, che devono assecondare i loro figli in questa passione. Fra i messaggi, ecco quello di Fabio che si definisce «padre disperato»: «Mia figlia Giulia di anni 14, la seconda di tre figli, è una fan del gruppo, mi ha costretto, usando i sentimenti, la passionee la sua faccia tosta, a farmi comprare le scarpe dei Tokio Hotel e quando le indossa penso che sia vestita a lutto. Se ci fosse la possibilità di far fare una foto con il gruppo — implora — le mie quotazioni di padre verrebbero bloccate in borsa per eccesso di rialzo». Purtroppo è un po’ complicato...

Avete visto come sia davvero un universo. Grande, sfaccettato, forse esagerato, che magari fra un paio d’anni sarà già stato superato da un altro ‘fenomeno’, da un’altra band. Lasciamoli pure sognare, questi ragazzi, lasciamo che vivano la musica come un momento di forte emozione, magari da ricordare con nostalgia fra qualche anno. Ma speriamo anche che qualcuno, prima o poi, ricordi loro che la vita non è solo un sogno. E non è solo una canzone, che va via come un "Monsoon".

di STEFANO MARCHETTI










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