Ora la pratica di separazione è sul tavolo del giudice. Che cercherà di parlare con l’ex coppia per farla riflettere. Ma non è il primo divorzio lampo: la durata media dei matrimoni che finiscono in tribunale va da uno a tre anni
Pesaro, 2 febbraio 2008 - Doveva essere "finchè morte non vi separi", ma il loro matrimonio è stato più rapido di Flash Gordon. Tornata qualche settimana fa dal viaggio di nozze, una coppia trentenne pesarese ha resistito appena 7 giorni sotto lo stesso tetto. Poi lo sposo è tornato a casa dei genitori. Ora la pratica di separazione è sul tavolo del giudice. Che cercherà di parlare con l’ex coppia per farla riflettere. Ma non è il primo divorzio lampo: la durata media dei matrimoni che finiscono in tribunale a Pesaro va da uno a tre anni.
Il caso della coppia trentenne è lo specchio di un fenomeno sociale in vertiginosa crescita. Già una ricerca dell’Eures (istituto di ricerca economico-sociale), pubblicata nel 2006, aveva evidenziato la crisi cronica dei matrimoni e l’aumento, in tutta Italia, dei divorzi. Anche in città le cose non vanno meglio. Se è vero che rispetto al 2005, i divorzi nello scorso anno sono diminuiti (da 134 a 108), è altrettanto reale la diminuizione dei matrimoni, passati da 367 (136 civili e 231 concordatari) a 328 (151 civili e 177 concordatari). E tra questi, sono precipitati quelli religiosi.
"In base alla mia esperienza professionale — afferma amareggiata l’avvocatessa matrimonialista Enrichetta Somalvico —, il quadro che emerge è drammatico . Sposarsi e poi separarsi è diventata una moda; le coppie non si rendono conto dell’impegno e delle responsabilità del matrimonio, non ne conoscono il significato. Restano eternamente figli rimanendo legati a doppio filo alla famiglia d’origine. Quando ne creano una nuova non sono in grado di gestirne i doveri. La fedeltà — continua l’avvocatessa —, la solidarietà e la partecipazione, l’assistenza morale e materiale, fino alla coabitazione, sono impegni sanciti dal codice civile, ma dovrebbero essere valori universali. E’ proprio questo che manca: alla prima difficoltà lasciano casa e sono già pronti a rifarsi una nuova vita con un’altra persona. Anche nelle separazioni manca il buon senso e lo spirito critico: esplodono battaglie legali per ottenere l’assegno di mantenimento o per far rispettare gli obiettivi dell’affidamento congiunto".
Sono proprio i figli a pagare il prezzo più alto. "Sul mio tavolo finiscono storie drammatiche: donne rimaste sole con i bambini che non riescono ad arrivare alla fine del mese, padri che si rifutano di contribuire economicamente, ed emotivamente, alla loro crescita, fino alla necessità, in alcuni casi, di nominare una persona estranea, definita curatore, che tuteli gli interessi del minore". Un quadro disastroso segnato dall’egoismo e dalla superficialità.
Loretta Signoretti
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