Pesaro, 26 marzo 2008 - Dopo la pubblicazione dei dati Inps sui controlli e le irregolarità nelle ditte, la Cna esprime la sua opinione sulla questione. "E’ profondamente sbagliata l’idea di far passare la quasi totalità delle imprese della nostra provincia e dei loro titolari per evasori o per gente senza scrupoli che fa lavorare in nero i propri dipendenti", si legge in una nota.
“Si tratta - continua la Cna di Pesaro e Urbino - di generalizzazioni e di analisi approssimative che non danno un contributo alla chiarezza e che generano un’immagine distorta della figura dei nostri imprenditori. Gente che nella maggior parte dei casi lavora sodo ed onestamente per 10-14 ore al giorno e che contribuisce a produrre occupazione, benessere e ricchezza e che non accetta per etica, dignità personale e professionale catalogazioni offensive e poco dignitose del proprio lavoro".
"Non ci sono plotoni di 'furbetti' pronti a farla franca ma solo gente che fa il proprio lavoro onestamente. Esistono poi, come in molte altre categorie professionali, limitati fenomeni di evasione e irregolarità importanti contro i quali anche la Cna combatte; occorre però che dati importanti come quelli rilasciati dal direttore dell’Inps vengano riportati correttamente e non interpretati in maniera distorta".
“Affermare che l’84% delle aziende della provincia ha una posizione irregolare dal punto di vista contributivo - afferma il segretario provinciale della Cna, Camilla Fabbri - riteniamo sia offensivo e irresponsabile. Bisogna dire innanzitutto che gli 893 casi di irregolarità registrati nella nostra provincia si riferiscono ad imprese industriali ed artigiane, e quindi di due settori. Nello specifico poi, se rapportiamo quelle 893 imprese al totale delle aziende iscritte all’Albo degli artigiani (14.149), notiamo che la percentuale di irregolarità riscontrata non è dell’84% bensì del 6,30%. Se poi da questo conteggio facciamo un ulteriore distinguo tra grandi e piccole possiamo notare la percentuale di queste si abbassa a più del 4%”.
"Un tasso di irregolarità che viene considerato al di sotto della soglia fisiologica ed inferiore ad altre zone d’Italia dove la percentuale di evasione è più alta: una sacca di evasione che - secondo la Cna - va comunque ugualmente smascherata e combattuta”.
“Vi è dunque un 80% di differenza in quella considerazione criminalizzante per la categoria degli artigiani e dei piccoli imprenditori - afferma il presidente provinciale della Cna, Giorgio Aguzzi - che non è poca cosa e che da un quadro completamente stravolto ed 'ideologico' della realtà, secondo la quale gli imprenditori di questa provincia sarebbero nella quasi totalità dei casi degli evasori”.
“Quanto poi alla famigerata percentuale dell’84% - continua ancora Camilla Fabbri - volutamente ricondotta ad un campione di 1.059 ditte controllate, si tratta - come è specificato tra le pieghe di un articolo apparso oggi sulla stampa locale - di ispezioni 'mirate' ad aziende nelle quali erano già state riscontrate anomalie, contraddizioni ed incongruenze già dagli uffici di Roma. Bisognerebbe anche in questo caso sapere nello specifico di che tipo di irregolarità si tratta e va comunque registrato che a controlli mirati a scovare imprese con alta percentuale di successo di evasione (le 1.059 appunto), il 16% delle aziende è comunque risultato in regola”.
“Non è il far west contributivo come ha giustamente sottolineato il direttore dell’Inps - conclude Camilla Fabbri - le imprese sono una parte sana di questa società e vanno rispettate per il lavoro che svolgono quotidianamente per lo sviluppo ed il lavoro. Certo il dato sull’evasione contributiva invita semmai ad una riflessione sul carico fiscale che molto spesso le imprese sono costrette a sopportare e sui tanti lacci e lacciuoli che la burocrazia impone e che frenano lo sviluppo delle aziende”.
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