Pesaro, 9 aprile 2008 - La gita scolastica del Liceo Classico che ha avuto due 'inciampi' (furto di soldi e documenti in albergo, un’insegnante e uno studente «dimenticati» a Patrasso), ha alimentato un acceso dibattito ieri mattina tra le classi del Liceo. Gli studenti hanno poi scritto una lettera sui fatti accaduti, partendo dalle considerazioni rilasciate dal preside dell’'Alberghiero' Gabriele Paci che escludeva l’ipotesi per i suoi ragazzi di subire un furto in camera perché ''sono giovani abituati a lavorare dall’età di 14 anni''.
Scrivono i ragazzi delle classi III Liceo sezioni A, B e C: ''Cari colleghi studenti, dite la verità, vi siete fatti una piccola risata leggendo le esternazioni fatte da alcuni presidi di istituti superiori pesaresi circa il nostro viaggio di istruzione in Grecia? Su questo, e sulle loro opinioni, rispettabili ma non condivisibili, espresse sul 'Carlino' dell’8 aprile, desideriamo precisare: Non ci si sentiamo affatto 'studenti stanchi delle gite scolastiche', tant’è che fin da settembre ci siamo spesi con entusiasmo nell’organizzazione di quello che abbiamo ritenuto essere un viaggio di istruzione (non una semplice gita fuori porta) in linea con l’indirizzo della scuola che frequentiamo (ad ognuno il suo: dove saremmo dovuti andare se non in Grecia?).
Punto secondo: siamo stati vittime di un episodio di criminalità comune, che sarebbe potuto accadere in qualunque parte del mondo (e che purtroppo accade frequentemente anche negli spogliatoi dei nostri civilissimi istituti). In questo caso il clamore è suscitato dal fatto che il furto sia accaduto in albergo, la cui sorveglianza non spetta certamente agli ospiti.
Tra l’altro, l’albergo in questione non è situato nella malfamata periferia di Atene, bensì a due passi dall’Acropoli. Non c’entra nulla la maggiore o minore attenzione degli studenti, quando viene rubato in tua assenza. In conclusione, desideriamo confermare il nostro giudizio positivo per un’iniziativa quale il viaggio di istruzione, che riteniamo qualificante per la nostra formazione. Comprendiamo le difficoltà cui sono stati costretti gli insegnanti, dei quali abbiamo apprezzato la passione e le disponibilità, pur con sacrificio, ad essere per noi accompagnatori e guide per un’esperienza che, evidentemente, hanno ritenuto essi stessi per primi importante e formativa''.
Fin qui la lettera degli studenti del Liceo Classico protagonisti, loro malgrado, di una disavventura che ha turbato la trasferta greca, ma è indubbio che la gita scolastica come la si intende da quarant’anni sta cambiando pelle perché proprio i ragazzi sono più freddi nell’accettare di partire una settimana per conoscere aspetti o città che rientrano nel loro piano di studi. ''Vogliono altro, ma non sanno cosa'' spiegano alcuni professori. La sfida appare questa: reinventarsi la gita.
ro.da
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