Pesaro, 10 aprile 2008 - Un padre di famiglia come si comporta quando ha un debito? Ne fa un altro per pagare il primo o cerca di risparmiare? Molti comuni, la stessa Provincia di Pesaro e Urbino oltre alla Regione Marche, hanno pensato che sarebbe stato un affare sottoscrivere altri debiti per arginare gli effetti del primo. Cioè si sono detti: il capitale da rimborsare è quello stabilito ma sugli interessi mi siedo al tavolo della roulette e cerco di prevedere dove finirà la pallina dei tassi. Se mi va bene, pagherò meno interessi, se va male...
Una considerazione che il comune di Pesaro si è rifiutato di fare rinunciando a sottoscrivere i contratti di 'derivati' o 'swap'. Chi invece li ha firmati per arginare interessi su mutui e obbligazioni per 50 milioni di euro è stata l’amministrazione provinciale. Lo ha fatto nel 2004 con la banca franco belga Dexia e l’anno dopo con la banca giapponese Nomura vincolandosi a loro per una durata di 15 e 25 anni.
Quando i promotori finanziari delle due banche straniere hanno proposto gli 'swap', l’ufficio contabilità della Provincia ha chiesto alla giunta cosa fare dicendo i pro e i contro. La dirigenza politica ha risposto compatta firmando la delibera n. 633 del 2005, senza che nessun assessore avesse competenze specifiche su una materia di assoluta difficoltà. Ora il risultato è questo: finora c’è stato equilibrio ma le previsioni sui tassi sono andate a carte quarantotto perché se in questo momento la Provincia volesse chiudere questi due contratti con Dexia e Nomura dovrebbe pagare 800mila più 300mila, insomma 1 milione e 100mila euro.
''Sì, l’ammontare da pagare alle due banche sarebbe questo — dice Fabio Baccheschi, dell’area finanziaria della Provincia — ma è la cifra cosiddetta di 'mark to market' che nel nostro caso sarebbe pari al 2 per cento del debito complessivo, detto nozionale. Ma questa cifra è virtuale nel senso che il prossimo Euribor a sei mesi potrebbe riportare a zero il valore del mark to market. Quindi, a meno di una volontà politica che imponga la chiusura dei derivati, possiamo stare ancora tranquilli. In prospettiva, al termine del periodo oggetto del contratto con le due banche, facendo un calcolo dei flussi attesi potremmo perdere 15mila euro con Dexia e 60mila con Nomura. Diciamo perdite accettabili ma nel frattempo i nostri flussi sono stati positivi perché avremmo incassato 600mila euro dovuto all’oscillazione preventivata dei tassi''.
Li rifarebbe quei contratti? ''Non so, forse sì ma in maniera diversa''. L’assessore al bilancio della Provincia Graziano Ilari ha chiesto spiegazioni ai suoi uffici ma non azzarda nulla perché la materia è ardua. Il consigliere d’opposizione Enzo Di Tommaso (An) ha affidato una consulenza specifica ad uno studio del nord per controllare i due contratti di Swap e capire cosa c’è dietro: ''Avrò la risposta entro aprile, e la vuol conoscere anche l’ assessore Ilari per fare un confronto tra quanto gli dice l’ufficio contabilità e questo consulente del Nord. Che non lavora gratis: mi costerà 2000 euro''.
Chi non ha avuto dubbi nel rifiutare di firmare gli Swap è stato il comune di Pesaro. In un documento interno del 2005, il Servizio bilancio sconsiglia la giunta dall’imboccare quella strada. Ecco in sintesi cosa si legge: ''...Il tempo è una caratteristica fondamentale di questi contratti di swap: il tempo è necessario agli operatori finanziari per recuperare i vantaggi iniziali sempre offerti agli enti per invogliarli a stipulare (che si concretizzano in minori interessi passivi sul titolo I e grandi anticipi di liquidità – c.d. upfront), il tempo è fondamentale per le banche per poter ottenere vantaggi secondo curve dei tassi (ufficiali) che possono sembrare tendenzialmente non così sfavorevoli ma che nella pratica si rivelano dannose, in quanto i contratti si fanno sempre 'sul filo del rasoio' per cui piccoli scostamenti producono poi grandi esborsi, in quanto calcolati su grandi importi (ad esempio valori capitali di mutui contratti durante molti anni di investimenti) e in relazione a scalini di penalizzazione che a piccole variazioni dei tassi producono delle vere e proprie voragini''.
''Oltre al tempo il problema fondamentale è il divario di informazione tra le controparti. Le banche sono sul mercato e chi opera nel mercato, più del Comune, conosce benissimo quale è il valore (appunto 'di mercato') dell’operazione sottoscritta dall’Ente, tanto più se su prodotti iper-raffinati quali questi ove operano esclusivamente specialisti del ramo. La situazione finanziaria del Comune di Pesaro non è tale da consigliare di correre rischi inutili dalle possibili rilevanti conseguenze. La nostra richiesta di prodotti che avessero delle protezioni soddisfacenti annulla automaticamente gli up-front e grandi vantaggi iniziali per noi e prospettici per la controparte, la quale vede limitate le proprie possibilità di profitto; le azioni già intraprese di fortissima riduzione dell’indebitamento negli ultimi anni rendono in termini comparativi il tutto meno strategico (minore base imponibile su cui impostare le operazioni). Conclusione: visto l’andamento attuale Euribor ed IRS non possiamo escludere che qualsiasi tipo di operazione sottoscritta nel momento in cui ci è stata proposta, avrebbe già cominciato a produrre dei danni alla nostra amministrazione''.
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