Reazioni contrapposte all’intervento dei vigili urbani. Soddisfatti i residenti: "Era impossibile vivere con quei rumori". L’organizzatore: "Mi fanno chiudere per altri motivi..." Il comandante dei vigili: "Era una tortura". Mistero Arpam
Pesaro, 27 aprile 2008 - La polizia municipale ha messo la sordina agli 'allenamenti' di auto a Campanara. Si tratta di un sequestro di area preventivo, ieri un agente ha portato in Procura al magistrato di turno un copioso faldone, contenente, tra l’altro, le testimonianze di 5 persone che abitano nella zona e che da tempo, non solo l’altro ieri, quando c’è stato un 'blitz' corale delle forze dell’ordine, lamentavano rumori enormi delle auto che nel parcheggio facevano drifting: "Non ci si poteva parlare con il cameriere per le ordinazioni", ha detto qualche cliente del vicino agriturismo, e un paio di agenti stessi della Municipale, hanno riferito che solo comunicare tra di loro, nella zona, con le auto in moto, era difficile. Ora il sequestro — che si basa sull’articolo 659 del Codice penale, "disturbo delle occupazioni e del riposo delle persone" — dovrà essere convalidato dal gip.
Il comandante dei vigili, Giulio Oliva, usa termini inequivocabili: "Abbiamo posto fine a una tortura ingiusta. Che tra l’altro era probabile che continuasse anche oggi e domani, nostro dovere è impedire che un reato si perpetui nel tempo".
Comandante, la protesta in quell’area data ormai da mesi, c’è un motivo scatenante per il quale avete deciso di intervenire solo ieri?
"Abbiamo avuto bisogno — risponde Oliva — di questo tempo per costruirci un quadro completo della situazione, prima di intervenire, d’accordo con il magistrato. Dovevamo anche verificare quanto dei rumori percepiti fosse una realtà oggettiva o meno, come avviene sempre in questi casi".
Appunto, i rilievi sonori dell’Arpam cosa dicono? E qui si apre una questione tutta da definire. Nel senso che l’Arpam, nel luogo, ancora i rilievi non li ha fatti. Sono stati concordati più volte, programmati coi residenti, ma di nero su bianco ancora non c’è traccia. Insomma, la Municipale ha effettuato il sequestro preventivo partendo dal presupposto delle testimonianze concordanti che lamentavano il fracasso, oltre che di quanto verificato sul posto dagli stessi agenti che hanno fatto il sopralluogo venerdì mattina e poi nel pomeriggio hanno affisso i cartelli del sequestro.
Ma il presidente dell’associazione sportiva 'Uomini e motori', Elvezio Vagnini (vedi intervista a lato), molto invelenito dal fatto di dover traslocare, conferma che di tecnici Arpam non ha visto mai ombra: "Si erano anche concordati con noi, perchè dovevano fare i rilievi con le marmitte delle auto aperte. Io non li ho mai visti...".
Non solo. Gli animi, venerdì scorso, tra l’altro erano molto esasperati. Girava voce anche di un tentatvi di investimento fatto da parte di qualcuno dei piloti ai danni di un vigile. In realtà, è ancora Vagnini a chiarire, "... è successo questo: un pilota ha chiesto un paio di volte per favore se gli agenti lo lasciavano uscire dall’area, uno di questi ha detto ‘ora da qui non esce nessuno’, allora il pilota ha detto ‘e io vi passo sopra’". Poi tutti si sono calmati.
Voci maligne hanno riferito che a interessarsi del caso ci sarebbe anche un uomo politico di alto rango, che abita da tutta un’alta parte ma che indirettamente sarebbe coinvolto nella storia: e che questo spiegherebbe diversi aspetti della vicenda. Ma per il momento, si tratta solo di illazioni, tutte da dimostrare. Un uomo, molto noto anche se non politico, direttamente coinvolto invece nella cosa è invece il padre di Valentino, Graziano Rossi, che era presente a Campanara al momento dell’arrivo ("sul più bello", dice lui) dei vigili, polizia e carabinieri, perchè stava facendo al solito evoluzioni con la sua auto.
Anche Graziano parla chiaro: "Ieri c’ero anch’io, ho visto che per 5 minuti qualcuno si è scaldato, ma poi è passato tutto. In effetti, lì il rumore è molto. Non so come si possano conciliare i diritti di chi abita in zona e di chi vuole fare drifting. So che a Pesaro altri spazi non ci sono. L’unica cosa che mi viene da dire è che bisogna inventarsene altri. Bisognerebbe mettersi tutti assieme e trovare una soluzione".
Alessandro Mazzanti
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