La mostra documentaria di Solidea Vitali Rosati, che 'fissa' nelle sue fotografie le vicende di due famiglie. L’incontro con Ezio...
Montefabbri, 8 giugno 2008 - Quando negli anni Ottanta ebbi l’occasione di incontrare Ezio Marchionni, mi colpì subito la sua simpatia e sin dalle prime battute rimasi affascinato dal suo modo di esprimersi,un alternarsi vivace e continuo tra l’italiano e il dialetto. Passò del tempo e assieme ad un mio amico decidemmo di documentare con delle immagini video non solo il suo lavoro ma anche questo personaggio straordinario.
Lavorare in un mulino significava vivere quotidianamente a contatto con l’odore caratteristico dei cereali, con i rumori delle macine che girano. Il rapporto tra l’uomo e la macchina era perfetto una confidenza unica in cui la mano era un utensile per diversi usi sapientemente guidata dall’inventiva, dalla passione e dalla genialità tecnica. Un equilibrio oggi forse scomparso o che può essere ritrovato solo in coloro che quotidianamente hanno vissuto l’atmosfera magica del mulino e ne hanno carpito tutti i segreti. Ezio aggiustava, sostituiva e talvolta costruiva da solo i pezzi del suo mulino.
Qui trovavano posto un trapano, un tornio e una limatrice macchine per lui indispensabili perché diceva che quando si deve macinare non ci si può permettere il lusso di lasciare inattivo il mulino per troppo tempo e non sempre gli altri sono per te disponibili. Parlare di boccole, di spazzole di avvolgimenti era per lui normale, ogni cosa che sembrava inutile o difettosa con lui riprendeva forza e anima e come per miracolo tornava a funzionare. Oggi il mulino è inattivo ed è avvolto da uno strano silenzio, macine, rinvii e pulegge non «cantano pù» il rumore caratteristico dell’avvio della turbina è scomparso, l’acqua fa un altro percorso, la porta di ingresso sempre aperta è da tempo chiusa.
Il mulino ristrutturato presto però riaprirà la sua porta, ritornerà ad essere un luogo di incontro e, coloro che hanno conosciuto Ezio il mugnaio lo ricorderanno con nostalgia mentre seduto vicino all’ingresso con la sua inconfondibile berretta e la sua camicia di flanella coperta di farina fumava una sigaretta e scambiava quattro chiacchiere con un cliente in compagnia del suo cane lupo che lo seguiva ovunque.
*Assessore alla cultura del Comune di Colbordolo
di Sandro Tontardini*
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