Centonovanta anni fa si inaugurava il restaurato teatro di Pesaro con le opere 'La Gazza Ladra', il 'Barbiere di Siviglia' e il balletto 'La vendetta di Ulisse' del coreografo Panzieri. Direttore: Gioachino Rossini
Pesaro, 10 giugno 2008 - Milleottocentodiciotto, con la data del 10 giugno scelta per ricordare (nel giornale di oggi), l’evento di centonovanta anni fa. Si inaugurava il restaurato teatro di Pesaro con le opere 'La Gazza Ladra', il 'Barbiere di Siviglia' e il balletto 'La vendetta di Ulisse' del coreografo Panzieri. Direttore: Gioachino Rossini. Si poteva davvero parlare di 'evento', senza temere di esagerarne la portata.
Dopo il successo rivelatore del 'Tancredi', Stendhal e altri biografi avevano raccontato che Gioachino Rossini potè arrivare sulle scene del San Moisè per le cure di una bella e amabile signora appartenente alla famiglia Perticari, la quale (nientemeno) sarebbe fuggita col giovane compositore da Pesaro a Venezia per procurargli la scrittura a quel teatro. La verità è che Rossini conobbe la famiglia Perticari parecchi anni dopo la prima de 'La cambiale' e precisamente nel 1818, quando si recò a Pesaro per dirigervi la sua 'Gazza Ladra'.
Scrive Radiciotti nel suo libro: ''Al principio di giugno Rossini era già a Pesaro, ospite graditissimo della famiglia Perticari, e la sera del 10 giugno mise in scena la sua 'Gazza Ladra', appositamente riformata ed accresciuta, come si leggeva nel libretto appositamente stampato in Pesaro nell'occasione.Ed era già il 'Cigno'''.
''Quando il compositore comparve al cembalo — scrive ancora Radiciotti — fu tale l’impressione prodotta dalla sua bellissima figura (era vestito secondo l’elegante costume del gentiluomo del regno italico) che tutti gli spettatori si volsero, ammirando, verso il concittadino già illustre e proruppero in applausi prolungati''.
L’abbigliamento del maestro è minuziosamente descritto in una cronaca dell’epoca: ''... il maestro Rossini compendiava in quella sera tutto il buon gusto della moda d’allora; era, come suol dirsi, il figurino incarnato: capelli liberi, fedine sottili, abito color marrone scuro con bavero alto, costolone alto largo e pistagna a croce, panciotto bianco, cravatta pelle d’uovo a più giri, con nodellino avanti, spilla di brillanti allo sparato della camicia, oriuolo a grosso pendaglio nel taschino dei pantaloni color nocciuolo chiaro e gli immancabili stivali o trombini a svolti di cuoio giallo. Giudizio: un modello di raffinata eleganza''.
Testi, documentazione di Sauro Brigidi
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