Si chiama Kalid Arrowi il marocchino che da un mese occupa abusivamente la casa popolare della congolese Kapya Kyenge a Ginestreto. Spiega perché ha occupato l'alloggio insieme alla moglie incinta e la figlia di tre anni
Pesaro, 11 giugno 2008 - Si chiama Kalid Arrowi il marocchino che da un mese occupa abusivamente la casa popolare della congolose Kapya Kyenge a Ginestreto. Kalid ha 39 anni, vive in Italia dal 1992 e, attualmente, lavora alla Ilva glass. Con lui nella casa occupata vivono la moglie, incinta di due mesi, e la figlia di tre anni.
Quando è entrato nella casa sapeva di commettere un reato? ''Sapevo di fare una cosa sbagliata, di cui mi vergogno, ma non pensavo di andare contro la legge. La casa era aperta, ci siamo entrati senza forzare nulla. Adesso che sono finito sul giornale tutti mi guardano male, come se fossi un ladro, anche al lavoro, ma io l’ho fatto solo per la mia famiglia''.
Ora che ha capito di avere sbagliato, lascerà la casa? ''Ma se la lascio dove vado? Sono andato in un paio di agenzie immobiliari per trovarne una, ma la maggior parte degli affitti è troppo alta e, comunque, nessuno vuole una famiglia marocchina. Dicono che poi non paghiamo, insomma non si fidano. Non sono un delinquente, fosse per me dormirei anche in macchina, ma mia moglie e mia figlia dove le metto?''.
Dove viveva prima? ''Avevo un appartamento in affitto a Bottega, ma non potevo permettermelo. Prendo 950 euro al mese e arrotondo il fine settimana facendo il 'vu cumprà', ma solo per l’affitto ne spendevo 550. Ho chiesto anche aiuto alla Caritas, ma non era sufficiente. Ho fatto due volte domanda al Comune per una casa popolare, l’ultima volta nel 2006, ma mi hanno chiamato solo per dirmi che avevano ricevuta la domanda. L’appartamento a Bottega l’ho lasciato qualche giorno prima di entrare in 'casa nostra', e nel frattempo ho vissuto con la mia famiglia ospite a casa di un amico''.
Sua moglie non lavora? ''No. Ha cercato qualche lavoro, ma non l’hanno mai assunta''.
Anche la signora Kapya Kyenge ha bisogno della casa che le è stata assegnata. ''Lo so e mi dispiace tanto per lei, ma quando sono entrato nella casa non sapevo che era già stata assegnata''.
Come le è venuta l’idea di occuparla? ''Una mattina ho letto sul Carlino che le case popolari di Ginestreto erano vuote perché nessuno le voleva a quella distanza dal centro. Così sono andato a vedere e mi sono accorto che erano veramente vuote. Quella sera stessa io e la mia famiglia abbiamo preso le nostre cose e ci siamo trasferiti''.
Il sabato successivo è arrivata la legittima proprietaria con il compagno? ''Sì. Io non ero in casa, mi ha chiamato mia moglie urlando 'corri, corri'. Hanno spaccato una vetrata e lanciato tutte le nostre cose per la strada. Mia moglie è rimasta anche ferita a una gamba, c’è il documento del 118 che lo dimostra. Ora stiamo valutando con l’avvocato se fare denuncia. Mia figlia ha visto tutto e non dorme più la notte''.
Da allora, ha parlato con qualcuno del Comune? ''Sì ci sono andato per chiedergli l’allaccio dell’acqua, perché in 'casa nostra' non c’è e mia moglie ne ha bisogno. Niente da fare''.
Sa che corre il rischio di perdere il permesso di soggiorno in Italia? ''Sì, l’ho letto. Che mi mandino pure via. Io non torno volentieri in Marocco, vorrei che i miei figli crescessero in Italia, ma sono stanco della vita che faccio qui. Sono distrutto. Quasi quasi se mi rimandano a casa mi fanno un favore''.
Patrizia Bartolucci
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