Sono stati spiati per mesi dall’ufficio sicurezza della compagnia telefonica guidata, al tempo, da Tronchetti Provera. Un occhio segreto ha spulciato nella loro situazione patrimoniale, ha controllato gli acquisti e le vendite di case, le loro partecipazioni azionarie, eventuali mutui e prestiti
Pesaro, 30 luglio 2008 - Sono stati spiati dalla Telecom. Per mesi. Dieci pesaresi figurano come vittime, tra migliaia di altre, dei dossier illegali realizzati dall’ufficio sicurezza della compagnia telefonica guidata al tempo da Tronchetti Provera tra il 2002 e il 2005. I nomi delle persone spiate illegalmente: Luca Toni, 41 anni, di Pesaro, Michele Sereni, 50 anni, sempre di Pesaro, Riccardo Sereni, 34 anni, Antonio, Domenico e Luca Serra, di 48, 31 e 34 anni, Alessandro Dolcini, 42 anni, di Pesaro, Gilberto Ricci di 53 anni di Montefelcino, Raffaello Gagliardi, 58 anni di Lunano, Emiliano Gesa, 26 anni di Urbania.
Un occhio segreto ha spulciato nella loro situazione patrimoniale, ha controllato gli acquisti e le vendite di case, le loro partecipazioni azionarie, eventuali mutui e prestiti. Per alcuni sono stati spulciati anche i tabulati telefonici riferibili agli anni 2003 e 2004. Gli spioni hanno fatto anche di più: si sono introdotti abusivamente nel casellario giudiziario per scoprire eventuali precedenti penali delle persone che intendevano passare al setaccio.
Toni, fotografo free lance, e collaboratore del quotidiano 'il Messaggero', dice: ''Sono allibito. Qualcuno che chiamerò a rendere conto di ciò che ha fatto si è interessato delle mie telefonate e del mio casellario giudiziario. Ha allargato il controllo anche a tutta la mia famiglia. Dovranno spiegarmi perché il mio nome ha interessato questi signori della Telecom''.
L’inchiesta è condotta dalla procura di Milano e porta la firma dei pm Fabio Napoleone, Nicola Piacente e Stefano Civardi. I dossier illegali sono stati creati attraverso la complicità di poliziotti, carabinieri, finanzieri e funzionari delle agenzie delle entrate che hanno potuto consultare abusivamente gli archivi riservati. Ora questa inchiesta di migliaia di pagine è stata chiusa col deposito degli atti in cancelleria. Ci sono non solo politici, finanziari, imprenditori, giornalisti ma in particolare cittadini comuni che ora hanno tutto il diritto di chiedere i danni ai responsabili dell’illecito archivio informatico creato da Giuliano Tavaroli.
Sarà interessante sapere anche perché queste persone, che non hanno nulla a che vedere con la Telecom, siano finite negli archivi degli spioni. Perché controllare i loro precedenti penali? I magistrati hanno posto sott’inchiesta 34 persone. Le accuse vanno dall'associazione a delinquere finalizzata alla corruzione di pubblici ufficiali, rivelazione del segreto di stato, appropriazione indebita, falso, accesso abusivo a sistemi informatici, favoreggiamento e reciclaggio. Sono finite nei guai anche le stesse società Telecom e Pirelli, che rispondono di responsabilità oggettiva per aver messo a disposizione della struttura parallela risorse finanziarie di fatto illimitate.
Proprio quando si appresta a partire l’operazione del Comune contro le scritte sui muri, un altro graffito compare davanti all’Istituto d’arte. Si tratta di un’enorme Madonna con una stilizzata ombra di Urbino sullo sfondo, in fondo c’è scritto 'Mother Art'. Poco più di un anno fa un Cristo sanguinante fu eseguito in via Pellipario, poi venne cancellato. Ora l’autore rischia una denuncia