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MOBILITATO IL DIPARTIMENTO SANITARIO

Allarme legionella: morto un anziano
Alloggiava in un hotel della città

La vittima è un turista di Brescia che soggiornava in un albergo di Pesaro. La diagnosi è polmonite da legionella. L'Asur ha già proceduto a fare le analisi

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Analisi Pesaro, 12 agosto 2008 - C’è stato, e in parte è ancora in corso, un allerta legionella a Pesaro. Un turista di Brescia, che alloggiava in un albergo pesarese, dove l’Asur ha già proceduto a fare i campionamenti, è deceduto giorni fa. Ancora non c’è la comunicazione ufficiale, ma la diagnosi è polmonite da legionella, che ha portato all’exitus fatale anche in considerazione del fatto che si trattava di un soggetto anziano (over 70), gravato da altre patologie e il cui fisico non ha evidentemente resistito all’attaccco del batterio.

 

La mobilitazione da parte del Dipartimento di prevenzione dell’Asur, partito alcuni giorni fa, nasce per la contemporaneità di due situazioni. Da una parte, due turisti, di Roma, facenti parte di un altro gruppo rispetto a quello di Brescia cui appartenneva l’anziano deceduto, ma alloggiati sempre in questo albergo cittadino al centro della vicenda, accusano tra fine giugno e inizi luglio alcuni sintomi e vengono ricoverati al San Salvatore. Sono sintomi compatibili — febbre e altro — con la legionella. Vengono quindi fatti accertamenti medici, ma i due risultano negativi. Idem per altri due turisti, ricoverati in ospedali del nord al rientro dal loro soggiorno pesarese, e anche loro risultati negativi.

 

Il problema è che in quello stesso periodo all’Asur di Pesaro arriva la segnalazione che l’anziano di Brescia poi deceduto a seguito della polmonite da legionella, aveva soggiornato nello stesso hotel in un periodo che combaciava con la diagnosi da legionella. Insomma, la improvvisa possibilità di trovarsi davanti a 5 casi (poi scesi solo a uno: appunto, l’anziano morto) di legionella pneumophila (ce ne sono più di 50 specie) fa inevitabilmente scattare l’allarme a livello di prevenzione medica. Si temono a livello sanitario conseguenze ancora peggiori di quelle poi verificatesi.

 

Per questo l’Asur avverte immediatamente il gestore dell’hotel, fa subito i prelievi nella rete idrica della struttura (è da lì che di norma il batterio si propaga, e viene inalato, ad esempio attraverso la doccia o i lavandini). I prelievi, come di prassi, sono stati poi inviati dall’Asur all’Arpam che procede alle analisi. I risultati di queste analisi, non sono ancora arrivati (stanno arrivando in queste ore, compatibilmente con il periodo feriale). E a seconda dei risultati, la procedura è diversa.

 

Numero uno: la carica è sotto un certo limite, l’Asur chiede all’hotel di fare solo un monitoraggio nel tempo, perchè la situazione non è grave e basta tenerla sotto controllo con prelievi futuri. Numero due: la carica del batterio invece è alta (un valore di oltre 10 alla terza, tecnicamente parlando). A quel punto, l’Asur ordina alla struttura in questione (l’hotel) di procedere a una sanificazione (iperclorazione e altro), in sostanza una bonifica delle tubature e di tutti i possibili canali attraverso cui si propaga il batterio della legionella.

 

Il caso del turista deceduto significa che gli alberghi pesaresi sono a rischio, da quel punto di vista? No, e sicuramente non più che in altre città d’Italia. Il decesso del turista bresciano, anche se la diagnosi di legionella è certa, potrebbe anche essere legato alla avanzata età del soggetto e al suo non eccellente stato di salute al momento in cui ha contratto il morbo. La legionella contratta da un soggetto sano è infatti curabile, con una terapia a base di antibiotici. In molti, l’hanno contratta ma sono vivi e vegeti.

 

Non solo. L’hotel in cui è stata contratta è una struttura moderna, anche per quanto riguarda la rete idrica. Il fatto è che, come dimostra questo recente caso, anche le tubature nuove possono non bastare. La prevenzione, quindi, da parte dell’Asur è continua. Ieri si è appreso che a Pesaro era avvenuto anche alcuni anni fa un caso mortale da legionella. Quando le 'cariche' del batterio rinvenute dall’Asur sono alte, viene fatta anche una segnalazione in procura. E i parenti, poi, possono anche avviare una causa civile finalizzata a chiedere il risarcimento.

Alessandro Mazzanti










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