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L'INTERVISTA A VALTER SCAVOLINI

"Nessuno a casa, ma si lavora meno''

L'imprenditore: ''Mi dicono che girano voci secondo le quali facciamo cassa integrazione. Non è vero. A gennaio e febbraio così come ad ottobre e novembre, il mercato ha un rallentamento. Poi si riparte. Ma serve ottimismo"

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Valter Scavolini Pesaro, 1 ottobre 2008 - Capita raramente che Valter Scavolini chiami un giornale. Di solito sono i giornalisti a contattare lui. Ma il periodo economico è quello che è. Non è facile. Soprattutto ora dove arrivano ‘a palate’ le richieste di cassa integrazione. Chi è dentro alla crisi? Chi è fuori? Anche i grandi soffrono? Nella girandola delle indiscrezioni, evidentemente è finito anche il ‘re’ delle cucine.

 

''Mi dicono, anche qui dentro alla fabbrica — attacca Scavolini — che girano voci secondo le quali anche noi facciamo cassa integrazione. La cosa non è vera. Sempre, ma ormai da venti anni a questa parte, nei mesi di gennaio e febbraio così come ad ottobre e novembre, il mercato ha un rallentamento. E’ vero che poi da marzo in poi si torna a lavorare a pieno ritmo. Ed in questi periodi facciamo uso di un monte di 80 ore che abbiamo innalzato a 100, e previsto dal contratto di lavoro, dove attingiamo sia quando il mercato non tira, sia quando aumenta il lavoro. Nella sostanza, in questo periodo dell’anno, il venerdì pomeriggio, invece di lavorare, si sta a casa. Questo anche perché è cambiato il modo di produrre: adesso si lavora in tempo reale e cioè sulla base degli ordinativi, quindi non si fa più magazzino come una volta''.

 

Si dice che la situazione peggiorerà e verso la fine dell’anno diversi mobilifici piccoli andranno in crisi di liquidità. E’ vero? E se è vero quale tipo di aiuto potrà arrivare dalle banche? ''Onestamente non so se si verificheranno situazioni di questo genere e quanti dei piccoli potrebbero andare in difficoltà. Le banche? Beh, in questo momento gli istituti di credito hanno i loro problemi. Basta guardare quello che sta accadendo negli Stati Uniti...''.

 

Ma il mercato come va? ''Che la situazione non sia facile è ormai sotto gli occhi di tutti. Le difficoltà maggiori si hanno sul mercato interno perché c’è una crisi di sfiducia e la gente ha paura di spendere. Invece sono questi i momenti in cui occorrerebbe avere fiducia. Anzi ci vuole un’iniezione di fiducia. Per quello che ci riguarda, noi come ‘Scavolini’, dopo anni di crescita continua tra l’8 e il 10%, quest’anno previdiamo una frenata, ma nulla di allarmante. Fortunatamente il calo dei consumi interno è compensato dall’export che sta andando invece bene''.

 

Rilanciare i consumi? Facile da dire e difficile da fare anche perché la gente ha meno soldi. E poi: questa legge sulla defiscalizzazione degli straordinari riesce a dare un po’ di ossigeno alle buste paga? ''Il problema dell’erosione degli stipendi non è di oggi.In pratica lo si è avuto, ed è iniziato, con l’introduzione dell’euro, perché tutto è aumentato, la vita è più cara. Per quello che riguarda la ‘legge Tremonti’ direi che gli effetti non si vedranno adesso, ma casomai in futuro quando l’economia si riprenderà e cioè quando le fabbriche torneranno a richiedere straordinari per far fronte all’aumento della produzione''.

 

Ma gli effetti della fiera di Milano iniziano a farsi sentire o no? Gli ordinativi arrivano? ''Allora, a Milano, uno non può non andarci perché è diventata la prima vetrina mondiale per il mobile. Ma non è più come una volta, non si fanno lì gli ordinativi. Lì si presentano i nuovi modelli e se ciò che hai prodotto piace nel tempo darà i suoi frutti. Milano è importante anche per i piccoli produttori anche se a volte quello che presentano non riescono poi a metterlo in produzione. Ma lì occorre esserci: in questo momento è la prima vetrina del mondo per il mobile''.

 

A proposito di fiere, il presidente della Camera di Commercio vuole andare avanti con il Samp del prossimo anno. Lei cosa dice? ''Io dico che occorre fare molta attenzione anche perché si investono soldi pubblici. Se esce fuori una specie di fiera-mercatone non si fa altro che peggiore l’immagine che andrà a discapito dell’intero sistema, come è già accaduto in passato''.

 

Quanto pesa in questo momento la frenata del settore edilizio? ''Tantissimo perché è la macchina più importante. E’ il locomotore che trascina tutto. Questo è indiscusso''.

Maurizio Gennari










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