Mirella Baggiarini, 42 anni, pesarese e madre di due figli, venne uccisa con 29 coltellate nell'aprile di un anno fa. Per quell'omicidio è stato condannato il cognato, che riteneva la donna responsabile dei guai tra lui e la moglie. Ha evitato l’ergastolo grazie allo sconto di pena dovuto al rito abbreviato
Pesaro, 15 ottobre 2008 - Trent'anni di reclusione per Agostino Consoli, 37 anni, originario di Barcellona Pozzo di Gotto (Messina), ritenuto colpevole ieri di omicidio volontario premeditato. Il 27 aprile dell’anno scorso, a Borgo Santa Maria, uccise la cognata (era la compagna del fratello) con 29 coltellate.
La riteneva responsabile di metter zizzania tra lui e la moglie. Il gup non ha riconosciuto all’omicida alcuna attenuante. Ha evitato l’ergastolo grazie allo sconto di pena dovuto al rito abbreviato. Dopo la lettura della sentenza, l’uomo ha avuto un piccolo malore. Fuori dall’aula, chiusa al pubblico per il rito abbreviato, c’erano in attesa i suoi parenti arrivati dalla Sicilia. Mobilitati molti agenti di polizia per il servizio d’ordine, tenuto conto che c’erano anche i parenti della vittima.
Lei si chiamava Mirella Baggiarini, 42 anni, pesarese, divorziata, madre di due figli. Morì 12 ore dopo l’accoltellamento, malgrado una disperata operazione chirurgica che non ebbe successo, anzi che ha portato sotto indagine per omicidio colposo anche il medico chirurgo che tentò di ricucire la ferita al cuore. Secondo una perizia, le cuciture avrebbero contribuito a provocare un’ischemia che di lì a poco spense le speranze di sopravvivenza della donna.
Il gup Lorena Mussoni ha riconosciuto anche delle provvisioniali alle parti civili (tutelate dall’avvocato Mauro Mengucci), e in particolare 60mila euro per ognuno dei due figli, oltre a 20mila euro per il padre e altrettanti per la sorella della vittima. Difficilmente potranno ottenerli visto che l’imputato non ha alcunché. Consoli abitava a Fano dopo esser stato inserito in un programma di tutela perché collaboratore di giustizia e dunque percepiva uno stipendio dallo Stato.
Dopo l’omicidio, gli è stata tolta questa condizione. Ora è rinchiuso in un carcere del sud Italia. Il pubblico ministero aveva chiesto 30 anni di reclusione mentre la difesa (avvocatessa Cicero di Messina) ha sostenuto la parziale infermità di mente del suo assistito. Per tre volte ha chiesto al giudice di sottoporre a perizia psichiatrica il suo assistito, ma l’istanza è stata sempre rigettata. C’era da tenere in considerazione anche la scadenza dei termini per la custodia cautelare. Tra poco più di un mese sarebbero scaduti, e a quel punto Agostino Consoli sarebbe uscito a rigor di legge dal carcere.
Il delitto avvenne intorno alle 23. Mirella Baggiarini si trovava in auto con la moglie di Consoli, e stavano parlando. La vettura, una Lancia Musa della consorte dell’uomo, era parcheggiata in via Monte Amiata. Console aprì di prepotenza la portiera dove c’era la Baggiarini, afferrò la donna per un braccio cominciando ad infliggerle delle coltellate all’addome. Aveva due lame e le usò entrambe. Poi fuggì. Tre ore dopo, Consoli decise di consegnarsi alla polizia.
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