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LA CUGINA RACCONTA DI UNO STRANO PRESENTIMENTO

Englaro, i giorni prima dell’incidente:
'Ho i brividi pensando a quei momenti'

Stessa età e un profondo legame. Stefania e Eluana sono cresciute insieme: "Non vedevo l’ora che venisse l’estate: ai bagni Gino tra tuffi e gavettoni". Fino al Natale del 1991: "Era preoccupata, non sorrideva più, forse se lo sentiva"

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Eluana Englaro al mare con la cugina (Foto di famiglia) Pesaro, 15 ottobre 2008 - Hanno la stessa età e un legame di sangue. Sono cresciute insieme fino ad un certo punto poi le loro vite hanno preso strade diverse. Quella di Stefania, 38enne di Pesaro, madre e moglie, prosegue in un piacevole anonimato, mentre la vita della sua cugina lecchese Eluana Englaro è sospesa dal 18 gennaio 1992, il giorno in cui un tremendo incidente stradale l’ha condannata alla notorietà per il coma irreversibile che la tiene addormentata da quasi 17 anni e per l’altrettanto lunga lotta giudiziaria intrapresa dai genitori per farle ottenere la 'dolce morte'.

 

''A Eluana piaceva tanto Pesaro — racconta Stefania, classe 1970, tra lei e la cugina corrono poco più di 8 mesi — e appena poteva veniva giù. Stava a casa della nonna Maria Minuti, che era la zia di mio padre e abitava in una traversa di via Cavalotti. Fin da bambini giocavamo lì intorno… Ricordo che ogni anno attendevo impaziente che si chiudessero le scuole perché quello voleva dire che Eluana scendeva con zio Beppino e zia Saturna. Ma il periodo più bello che abbiamo trascorso insieme e che mi torna spesso alla memoria è quello dell’adolescenza. Avevamo la compagnia che bazzicava intorno a Cristo Re".

 

"In tanti, da quelle parti, se la ricordano. L’estate andavamo al mare ai Bagni Gino - continua nel racconto Stefania - e ci divertivamo tanto tra tuffi e gavettoni. Eluana era molto solare e sempre sorridente e sebbene io 'giocassi in casa' era lei a farmi conoscere gente nuova. Tanti amici me li sono fatti proprio grazie a lei. Eluana non aveva di certo problemi a stringere nuove amicizie. Faceva presto a farsi accettare, sebbene fosse molto riservata e non si scoprisse mai più di tanto. Non parlava molto di sé, neppure con me, sebbene mi abbia ripetuto più e più volte che mi considerava come una sorella maggiore''.

 

Due cugine… per la pelle. ''Non c’è giorno che io non pensi a lei — continua Stefania —. Dopo tutti questi anni le ferite ancora non si rimarginano. Ogni volta che vedo il suo sorriso immobile, sui giornali o in tv, si riacutizza il dolore. Quello più grande è che Eluana non abbia potuto vivere la sua vita e che il suo sorriso non illumini più i nostri cuori. E poi c’è anche il dispiacere per non aver potuto condividere con lei cose importanti come la mia maternità (Stefania ha un figlio di 12 anni, ndr), il giorno delle nozze… ha fatto appena in tempo a vedere mio marito. Gliel’ho presentato l’ultima volta che ci siamo viste. Era il Natale del 1991, appena tre settimane prima dell’incidente. Ho i brividi al pensiero di quei giorni. Per la prima volta l’ho vista preoccupata, non sorrideva più. Non so, magari era per l’esame che doveva dare all’università il mese dopo…''.

 

O forse un presentimento. Tra gli amici di Pesaro, infatti, c’è qualcuno che ricorda quei giorni, gli ultimi vissuti pienamente dall’allora 21enne Eluana Englaro, prima che la sua esistenza proseguisse immobile nel letto di un’ospedale di Lecco. Dalla memoria di un amico in particolare riaffiora un ricordo: ''Qualcuno allora mi disse che Eluana se lo sentiva, che aveva scritto da qualche parte, forse un diario, che le sarebbe successo qualcosa…''.

Tiziana Petrelli










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