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IL CASO

Buco in banca da un milione di euro
Il vicedirettore finisce sotto processo

A finire nei guai il vicedirettore della Banca popolare dell'Adriatico di via Giolitti, e tre imprenditori. 'Monetizzavano' assegni scoperti addebitando il mancato incasso a un conto fantasma che veniva via via azzerato

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Soldi Pesaro, 5 novembre 2008 - Sparisce un milione di euro dai conti di una banca (la filiale di via Giolitti della Banca popolare Adriatico) e nessuno se ne accorge. Poi (nell’aprile 2002) un’ispezione interna casuale scopre tutto e il vicedirettore di quella filiale Massimo Cecchini, finisce sotto processo per appropriazione indebita insieme a tre imprenditori (Antonio Panetta, Marco Zanni e Finzio, già detenuto per altro) (difesi dagli avvocati Mengucci, Cecini, Lancia).

 

Permetteva loro di 'monetizzare' degli assegni scoperti, addebitando il mancato incasso ad un conto di servizio della banca che poi provvedeva ad azzerare per non farlo scoprire da colleghi o ispettori. L’ammanco aumentava ma nel silenzio. Fino a quando non è stato più possibile tenerlo sotto il tappeto. Ieri, al processo in corso davanti al giudice monocratico di Pesaro, è stato ascoltato un ispettore della banca che ha ripercorso la storia in base alle domande del pubblico ministero Maria Letizia Fucci.

 

E si è scoperto che il vicedirettore della filiale era un uomo di gran cuore ma solo con qualcuno perché era capace di fornire a questi denaro fresco anche se in realtà gli assegni che incassava erano pari alla carta straccia. Ma c’è di più: ''Quando la banca — ha raccontato l’ispettore della Popolare — gli ha chiesto spiegazioni precise su alcuni assegni cambiati senza copertura, Cecchini ha cercato di ripianare un primo debito di 150mila euro versando assegni che si sono poi rivelati ugualmente carta straccia o comunque non esigibili da parte della sua banca''.

 

Ha spiegato ieri l’ispettore della banca: ''...Quando sono cominciate ad arrivare al direttore di filiale Giuseppe Bianchi (che non è imputato in questo processo né vi è mai entrato) le lettere di contestazione sul giro di questi assegni, le risposte a sua firma erano state scritte in realtà dal vicedirettore Massimo Cecchini. Lo sappiamo per certo perché nell’ispezione generale abbiamo trovato nel computer del vicedirettore la matrice della lettera firmata dal direttore. Significava in sostanza che quella filiale di via Giolitti era gestita da Cecchini, il quale esercitava un ruolo di factotum tanto che gli stessi impiegati sapevano di dover dipendere da lui. Noi — ha continuato l’ispettore — abbiamo licenziato per mancato controllo il direttore della filiale Bianchi (contro il quale c’è anche una causa civile e di lavoro) mentre Cecchini si è dimesso''.

 

Il processo è stato aggiornato al 5 maggio 2009 perché il giudice intende ascoltare anche i cassieri della filiale di via Giolitti che 'monetizzavano' quegli assegni scoperti su ordine diretto, secondo quanto accertato dalla procura, del vicedirettore.

ro.da










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