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IL CASO

Nuova barbarie a Villa Fastiggi:
gatti presi a fucilate dai cacciatori

Una gattina uccisa brutalmente in giardino, a pochi metri da casa. Un altro micio impallinato e reso definitivamente cieco. A raccontare la storia è Serenella Tomassoli che si è improvvisata detective per 'vendicare' i suoi gatti

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Gatto accecato (Foto omaggio) Pesaro, 7 novembre 2008 - Una gattina ammazzata brutalmente a fucilate in giardino, a pochi metri da casa. Un altro micio impallinato agli occhi e reso definitivamente cieco. Tutto questo non è accaduto (e sarebbe stato lo stesso una barbarie) nei prati di caccia del monte Nerone, ma a Pesaro, in un proprietà alla prima periferia di Villa Fastiggi, alcuni giorni fa. A raccontare la storia, ancora straziata dal dolore, è Serenella Tomassoli, imprenditrice, che ha deciso di punire almeno moralmente i cacciatori colpevoli.

 

"Tutto è accaduto quando ero fuori a Roma per lavoro — racconta la signora Tomassoli — ma appena rientrata, accortami della loro assenza, ho cominciato le ricerche per mari e monti, ho fatto volantinaggio ovunque, ma invano. Dopo qualche giorno ho trovato il mio gatto Achille, mogio mogio sul divano del giardino, e dopo averlo guardato mi sono accorta che era coperto di sangue, ormai secco".

 

"L’ho portato dal veterinario e vengo a sapere la triste notizia: il gatto è stato impallinato e perderà la vista all’occhio sinistro. A quel punto il panico, la mia Penelope sarà stata anche lei impallinata? Non è possibile, una gatta bella, serena, se usciva faceva sì e no 20 metri dalla proprietà e rientrava, mi aspettava ovunque. Era una gatta speciale, con lei passavo momenti bellissimi, fatti di silenzio e tanto amore".

 

"La mia ricerca non finiva mai — continua Serenella — ma la disperazione era ogni giorno più grande. Erano passati troppi giorni, ma io dovevo trovarla, viva o morta, e cresceva in me la rabbia contro questi cacciatori, che come vandali sparano vicino le proprietà".

 

"Un giorno mi venne un’idea: mi misi a controllare tutte le loro macchine e attesi il loro rientro. Con energia dissi loro che se non avessero trovato la mia Penelope, li avrei denunciati, per diversi danneggiamenti che stavano accadendo intorno alle nostre case. In pochissimi minuti uno di loro ha trovato il cadavere della mia Penelope. L’ho portata dal veterinario e le ho fatto le radiografie, andando incontro all’ennesimo verdetto: anche lei impallinata, non era riuscita a tornare a casa perché le avevano sparato da vicino, uccidendola sul colpo''.

 

''Come si fa a sparare ad un essere indifeso? — si chiede la donna — con quale rabbia nel cuore? Inoltre, in quella zona ci vanno a giocare i bambini. Rischiano anche loro? Non voglio vendette, questi uomini, se così vogliamo chiamarli, sono già morti dentro. Certo — ammette la Tomassoli — non tutti i cacciatori sono così. Uno di loro si è anche commosso con la mia storia ed ho capito che il vero uomo si distingue dalle sue lacrime, che cerca di nascondere per non mostrare il lato debole, ma quel lato debole è la sua forza, quello che lo distingue dalle 'bestie'''. Ora però Serenella farà denuncia, anche perché è stato individuato in zona un cacciatore rinomato come uno che si diverte a sparare ai gatti. La donna vuole inoltre organizzare un nuovo referendum per abolire la caccia.

Francesca Pedini










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