Il racconto dei due pescatori restati in acqua quattro ore. "Un’onda anomala ha spostato il carico, la barca si è ribaltata e siamo finiti in mare"
Pesaro, 1 dicembre 2008 - E’ seduto sul lettino d’ospedale, ma la posizione non lo convince. Gli sembra instabile. Starebbe più comodo sul legno del suo motopeschereccio 'Roby', solo che due giorni fa anche lì sopra ha avuto i suoi guai. Bruno Borgacci, 61 anni, sposato, di Montelabbate, pescatore da 12 anni, è il marinaio finito in mare l’altra mattina alle 6 insieme al suo aiutante cingalese di 35 anni, Rossan.
Sono vivi perché sono rimasti aggrappati per 4 ore ad un salvagente rigido. Il motoscafo è colato a picco a due miglia della costa tra il faro e il porto. Borgacci e l’aiutante sono stati ritrovati e salvati dal peschereccio 'il Cigno' davanti al ristorante 'la Crista', a circa mezzo miglio dalla costa: ''Cominciavo ad aver paura di non farcela — racconta Bruno, struttura massiccia, baffi e capelli neri, mani abituate ai pesi piuttosto che alle piume — dopo quattro ore di mare le gambe non mi rispondevano del tutto. Cominciavano ad esser intorpidite, ma sono rimasto sempre sveglio e lucido fino a quando non sono arrivati i soccorritori. Ma una volta a bordo del 'Cigno' non mi ricordo nulla. E’ come se fosse scesa la nebbia. Mi sono ritrovato in ospedale, ma oggi pomeriggio torno a casa. Adesso sto bene''.
Perché la barca è colata a picco? ''C’era un po’ di maestrale ma non metteva paura. Avevamo caricato quattro “mastelle” di pesce e stavamo tirando su la rete, e a quel punto col mare che si gonfiava avevo deciso di tornare e scaricare. Ho fatto in tempo a dare gas che un’onda diciamo anomala mi ha spostato in un attimo il carico a sinistra e la barca è andata sotto scaraventandoci in acqua. Per fortuna avevo fissato il salvagente col sistema a pressione che appena in acqua si libera. Io e Rossan ci siamo aggrappati sicuri che sarebbero venuti a prenderci alla svelta perché il mio socio Romano Arduini sapeva che alle 6.30 dovevo essere in porto. E infatti non vedendomi mi ha chiamato al cellulare e al 'cb' senza ricevere risposte. Allora ha fatto girare la voce nel porto e sono partiti un po ’ di pescherecci oltre alla motovedetta della Capitaneria. Ma le ore passavano e non li vedevo. Mi sembrava strano che non si fossero mossi verso Fano perché la corrente andava da quella parte''.
Avevate i giubbotti salvagente addosso? ''No, eravamo con i vestiti normali, anche se coperti con l’incerata''. Come si è accorto dell’arrivo dei soccorritori? ''Ho visto 'il Cigno' che si stava avvicinando perché si era accorto della chiazza d’olio provocata dall’affondamento della mia barca. Allora gli ho fatto i segnali, mi sono sbracciato e sono arrivati. Quello è stato un bel momento''.
Due stanze accanto a quella di Bruno Borgacci è stato sistemato l’aiutante cingalese Rossan, moglie e due figli rimasti in Sri Lanka, da un anno e due mesi in Italia, pescatore già nel suo Paese. Un suo connazionale traduce: ''Rossan è abituato a cadere in acqua dalla barca perché da noi la pesca si fa soprattutto con le mani, ma la caduta di ieri è stata una esperienza abbastanza pericolosa. Adesso Rossan sta bene e verrà dimesso entro poche ore''.
Ma per Bruno Borgacci non c’è tempo per la convalescenza: ''No, niente riposo. Domani torno in mare e infilo subito il salvagente. Usciremo a pescare sogliole, canocchie e poco altro, ma a noi basta. Qui a Pesaro saremo una decina di pescatori che escono tutti i giorni. Vendiamo poi ai grossisti e alle bancarelle del porto. Il giro è sempre quello e non mi lamento. Non mi era mai capitato di cadere in acqua e vedere affondare la mia barca ma spero che sia la prima e l’ultima volta''.
Roberto Damiani
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