Tutte hanno nostalgia della loro terra. "In una famiglia almeno una persona è partita alla volta di altre nazioni". E il problema della casa: "Acquistarla da noi ci vogliono almeno 100mila euro: cosa impossibile"
Pesaro, 8 gennaio 2008 - La badante? Meglio se moldava. Secondo quanto emerso da un’inchiesta coordinata dal Servizio formazione professionale e politiche dell’occupazione della Provincia con la partecipazione attiva di una trentina di varie istituzioni le famiglie pesaresi che necessitano dell’assistenza di una badante nel 20% dei casi preferiscono le moldave. ''Nonostante le più numerose siano le rumene'' spiega il dirigente della Provincia Flavio Nucci.
Secondo quanto elaborato da Paolo Carloni dell’Osservatorio provinciale ''con tutti i limiti del caso — ammonisce Carloni — dal momento che si è trattato di quantificare un fenomeno mutevole e caratterizzato da molto sommerso'', ''siamo comunque riusciti — continua Nucci — a delineare alcuni degli aspetti tipici che muovono domanda e offerta nel mondo dell’assistenza familiare per anziani non autosufficienti nella Provincia''.
Quindi sebbene le rumene 'regolari' coprano il 36% della provenienza delle badanti, le moldave seguono a ruota con un buon 27%, ma ''quando le famiglie possono scegliere preferiscono le moldave. Infatti tra gli intervistati — conferma Nucci — c’è un altro 20% che addirittura prova diffidenza per rumene, ucraine e donne di colore, mentre gioco forza l’emergenza il 40% delle famiglie pesaresi con a carico delle badanti dice di non trovare differenze di nazionalità''. Ma chi sono queste donne preferite dai pesaresi che vengono a vivere a Pesaro in Italia in fuga da una terra devastata da una crisi identitaria ed economica ultradecennale?
Il Natale, innanzitutto, per gli immigrati di fede ortodossa che rispettano il calendario giuliano è cominciato ieri e durerà per altri dodici giorni. Di quattro donne 'di Moldavia' che vivono a Pesaro facendo le badanti, solo una che chiameremo Maria perché vuole rimanere anonima, ha preso l’aereo per tornare a casa, da sua figlia Marianna e dagli anziani genitori. Con sé ha i regali presi in Italia: una tuta grigia e una maglietta azzurra ''come i suoi occhi'' ci dice al telefono, mentre racconta di quest’unica figlia lasciata piccola e reincontrata quasi adulta.
Le altre Marianna Lozanu, Anna Lungu e Tatiana Burlak il Natale lo hanno rimediato qui. ''Lavorare — dicono Marianna e Anna — perché la nostalgia può essere dolorosa e lavorare ci aiuta a non pensare troppo lontano''. Entrambi la notte di Capodanno erano in piazza a Pesaro: per loro si è trattata di ''una bella festa'', un’iniziativa che ben risponde alla loro giornata 'ritagliata' sui tempi degli altri.
''Con due ore libere al giorno — raccontano — mezza giornata il giovedì e solo la domenica intera, una vera e propria vita privata fatta di relazioni e hobby è difficile''. Anche per Maria è così: ''In casa dei datori di lavoro — dice — anche dopo anni sei sempre un ospite. Guai a spostare un soprammobile. Scatta subito la diffidenza dei parenti per chissà quali libertà ti stai prendendo''.
Insomma nella casa dove si abita meglio è se si è 'trasparenti'. Per questo le vedi che si incontrano in giro: ''D’estate c’è il mare — dice Marianna — d’inverno vado nella Biblioteca San Giovanni: puoi leggere e navigare in Internet''. Poi fa notare Anna: ''Soldi da spendere non ce ne sono. Per me tengo non più di venti euro a mesata. Il resto lo invio a mia madre di 81 anni, che vive a Chisinau, capitale della Moldavia, con mio figlio Adrian 14enne. Quello che guadagno lo dedico a loro: a curare la grave malattia di lei e ad assicurare un futuro a lui. Io vengo dopo. Il mio sogno è di ricongiungermi con mio figlio, portarlo in Italia''.
Dopo quasi vent’anni di crisi economica l’attuale situazione in Moldavia, infatti, non invoglia a tornare in patria tre donne su quattro: ''Comprare oggi un appartamento con due camere da letto a Chisinau può costare 100mila euro (quando meno di una decina di anni fa bastavano 4mila euro) — testimonia Marianna —. Prenderlo in affitto si arriva a 400 euro al mese quando lo stipendio medio di un impiegato si aggira sui 160 euro. Si vive con l’aiuto dei genitori pensionati e magari coltivando l’orto, ma soprattutto con almeno un parente che dall’estero pensa a coprire i debiti''.
Ecco la prima cosa che Anna, Tatiana, Marianna e Maria raccontano: ''Nella mia terra — dice Tatiana — in ogni famiglia c’è un emigrante. O è la moglie o è il marito, ma è certo che prima o poi la coppia si divide e chi va mantiene chi resta. Chi resta cresce i figli''. Insomma il sacrificio più grande che queste donne pagano quotidinamente non è tanto l’aver 'sospeso' la propria vita, quanto aver ipotecato gli affetti: ''Quello che fa male — lo dicono tutte tranne Tatiana, partita lasciando figli già adolescenti — è non vedere le proprie creature crescere''.
Sembra quasi un paradosso: queste madri danno tutto per figli per anni vedono solo in foto. Quello che colpisce di queste donne è l’energia e la determinazione: Tatiana, in tre mesi ha imparato l’italiano e dopo quattro anni sa tirare la sfoglia nel segno della migliore tradizione italiana. ''Devo tutto alle signore per cui ho lavorato in questi anni — racconta —. Le ringrazio soprattutto perché ho potuto mantenere due figli all’università. Prima della crisi facevo la ragioniera e mio marito era un militare: stavamo bene. Per anni abbiamo fatto i contadini, ma non è bastato e così sono partita. Mi ha aiutato la mia amica Anna, moldava come me: sono stata fortunata perché non sono finita in brutti giri né con persone spiacevoli. Il mio sogno è comunque quello di tornare in Moldavia. Quando non lo so, ma è lì che mi porta il cuore''.
Solidea Vitali Rosati
Inaugurata, nella sala Laurana di Palazzo Ducale, la mostra fotografica 'Una scuola per Mujwa'. L’esposizione documenta l’avanzamento dei lavori di costruzione di una struttura scolastica nel cuore del Kenya, destinata ad ospitare 100 bambini orfani o abbandonati, finanziata da Regione e Provincia di Pesaro–Urbino, e resterà rimarrà aperta tutti i giorni fino al 21 gennaio, con orario 10.30-12.30 e 16.30-19