Alcuni milioni di euro per circa 900 metri quadrati lungo la via principale del rinomato quartiere dell'italianità. Sarà la filiale commerciale dell'azienda
Pesaro, 15 gennaio 2009 - E’ partita qualche giorno fa la conquista dell’America da parte della Scavolini. La svolta l’altro ieri, quando da un notaio di New York sono stati firmati gli atti che passano all’industria di Montelabbate un grosso immobile nel cuore della Grande Mela. Esattamente lungo la via principale di Brooklyn, il quartiere per antonomasia dell’italianità dall’altra parte dell’Oceano. Un investimento da qualche milione di euro. In totale 900 metri quadrati.
Ora i locali sono occupati da una galleria d’arte che dovrebbe sgomberare nel giro di qualche mese. Dopodiché nascerà la filiale commerciale Usa della Scavolini e anche un grande show room, una esposizione. ''Lo hanno detto i sindacati? E come hanno fatto a saperlo? — dice ridendo Valter Scavolini — perché il contratto l’abbiamo firmato solo l’altro ieri''.
Un investimento importante... ''Sì, anche se abbiamo risparmiato qualcosa rispetto ai prezzi che chiedevano sette-otto mesi fa. Comunque una storia da qualche milione di euro''.
Dettata da... ''Dettata dal fatto che occorre guardare al futuro ed essere pronti per quando ci sarà la ripresa economica e gli Stati Uniti saranno sicuramente i primi a ripartire. Riteniamo che il mercato americano sia molto interessante e così facendo vogliamo fortificare la nostra presenza negli Usa. Più si vende e più il marchio diventa popolare. Una scelta che guarda al futuro''.
Perché Brooklyn? ''Nella zona dove abbiamo acquistato ci sono diverse grandi aziende italiane, tutti marchi importanti. Insomma un punto di grande visibilità''
Tempi dell’operazione? ''Difficili da stabilire, perché i locali vanno prima liberati e poi ristrutturati per ospitare il nostro salone espositivo. Ma siamo negli Stati Uniti e non in Italia per cui è difficile quantificare quali possano essere i tempi della loro burocrazia per operazioni di questo genere''.
Avete già spostato gli uomini? ''Per il momento negli Stati Uniti c’è una persona che si è trasferita lì con la amiglia. Lui seguirà tutto».
E l’India?
«In questo momento è un mercato ancora difficile. Avevamo provato a sbarcare, assieme alla Faber di Fabriano, ma le cose non sono andate come pensavamo. Molto meglio per noi il mercato cinese che ha in questo momento maggiori potenzialità, ha una clientela già pronta per il nostro tipo di prodotto e su un miliardo e 300 milioni di cinesi una quota pari al 6-7% ha un reddito elevato. E anche in Cina abbiamo un importatore. La Russia? Uno dei nostri mercati migliori anche se andiamo bene anche in Spagna e in Grecia così come va bene anche il nostro export negli Stati Uniti».
Si guarda sempre più all’estero?
«Beh, con il mercato interno in forte difficoltà occorre guardare a tutti gli sbocchi possibili, anche perché ormai il mercato è diventato globale. Chiudiamo questo 2008 con una leggera flessione del fatturato ed è la terza volta che ci capita, anche se nelle altre due annate le percentuali erano frazionali. In questo momento la nostra quota di export è pari al 15 per cento e le esportazioni anche nel 2008 sono cresciute. In verità è andata bene l’Ernestomeda che è crescita di quasi sei punti percentuali. A pesare è stato il mercato interno ed è anche difficile, nell’attuale situazione, capire quando ci sarà da noi una ripresa. Poi, poi...»
Poi cosa?
«Così non va bene. Anche questo governo non sta facendo nulla per tagliare i costi della spesa pubblica e c’è anche il problema dell’evasione fiscale. Anche su questo fronte non arriva una risposta. Dico questo perché penso al peso fiscale che c’è sulla busta paga di un nostro lavoratore».
Quali i numeri?
«Da noi il carico è del 50 per cento, in altri Paesi, anche a noi vicini siamo al 30%: questo incide sulla competività delle nostre imprese. Un problema che deve essere assolutamente affrontato».
Maurizio Gennari
Inaugurata, nella sala Laurana di Palazzo Ducale, la mostra fotografica 'Una scuola per Mujwa'. L’esposizione documenta l’avanzamento dei lavori di costruzione di una struttura scolastica nel cuore del Kenya, destinata ad ospitare 100 bambini orfani o abbandonati, finanziata da Regione e Provincia di Pesaro–Urbino, e resterà rimarrà aperta tutti i giorni fino al 21 gennaio, con orario 10.30-12.30 e 16.30-19