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ARTE, LO SCANDALO DEI PRESTITI

Brera cede e rinuncia alle nostre opere

Colpo di scena: dopo giorni di polemica a distanza, la soprintendente di Brera getta le armi e non chiede più la restituzione delle opere. 'Qualcosa' deve aver indotto la Bandera a fare una radicale inversione

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L'Annunciazione di Giovanni Santi Milano, 24 luglio 2009 - La sopraintendente di Brera, Sandrina Bandera, «ha mollato». Con un vero colpo di scena e dopo giorni di polemiche tra Urbino e Milano, rinuncia a chiedere la restituzione della Pala dell’Annunciazione dipinta da Giovanni Santi (padre di Raffaello) e della predella della Pala di Montone, realizzata da Berto di Giovanni.

La Bandera aveva tentato di riportare a Brera le due opere (prestate nel 1963 e nel 1967) all’indomani della chiusura della mostra su Raffaello e Urbino. Ma la reazione dell’Accademia Raffaello, che nella casa-museo del pittore urbinate ospitava le opere, e della politica — dal Pdl al Pd — ha cambiato le carte in tavola.

In un primo momento il Ministero aveva rilevato che il trasporto dei dipinti non era stato autorizzato, né mai richiesto. «da un giorno all’altro». Lunedì la formale richiesta della soprintendente milanese. Il ministro Sandro Bondi aveva affermato che il trasferimento non si poteva fare «da un giorno all’altro».

La palla è rimasta a Roma fino a mercoledì, quando «qualcosa» deve avere indotto la Bandera a fare una radicale inversione, comunicando all’Accademia Raffaello di «rinunciare» alla richiesta delle opere. Creando anche un piccolo colpo di scena, perché ieri mattina — subito dopo un incontro tra il presidente dell’Accademia, Giorgio Cerboni Baiardi, e la soprintentende delle Marche Lorenza Mochi Onori, per comunicare la nuova «linea» — è anche arrivata la lettera di richiesta delle opere. Ma questa, per quanto nuova, era già «vecchia».

«Da Milano — spiega Baiardi — nella sostanza si chiede di lasciare i dipinti al Palazzo Ducale. Anche se non tornano nella Casa di Raffaello a noi va bene, alla fine le opere non se ne vanno da Urbino ed è questo che volevamo. Col tempo si vedrà: quando il restauro della Casa sarà completato potrebbero anche tornare». Ma la casa-museo del pittore urbinate non rimarrà sguarnita da opere del Santi, perché a tal proposito la soprintendente delle Marche - Urbino ha avuto un’idea.

«Una soluzione — fa sapere Mochi Onori —, che sottoporrò all’attenzione del Ministero. Suggerirò di dare alla Casa di Raffaello due dipinti di Giovanni Santi, sicuramente importanti e interessanti. Si tratta dello stendardo, dipinto su due lati, di san Rocco e di Tobiolo. Ci priveremo di questi lavori per darli all’Accademia Raffaello».

La soprintendente difende a spada tratta l’istituzione urbinate: «Non dimentichiamo che è stato questo sodalizio a salvare il Palazzo Ducale nell’Ottocento. E’ stata loro l’idea di creare una galleria di opere nel piano nobile che poi ha generato la Galleria nazionale delle Marche. Inoltre, fino agli anni scorsi il soprintendente delle Marche e il direttore della Casa museo di Raffaello coincidevano: fu il Marchini, che ricopriva questi ruoli negli anni Sessanta, a portare le opere contese nella sede dell’Accademia. Questa vicenda è comunque servita a confermare la mia teoria: Giovanni Santi è un pittore importante, affatto marginale».

Sul fronte politico, soddisfatta la coordinatrice provinciale di Pesaro e Urbino del Pdl, Elisabetta Foschi, ieri a Roma assieme al ministro Ignazio La Russa e al capogruppo Maurizio Gasparri e l’amica di tante battaglie politiche, il ministro Giorgia Meloni. «Al vicesindaco di Milano, Riccardo De Corato, ho detto: “L’abbiamo spuntata su Milano...”. Mi ha sorriso dicendo: “Fossero questi i problemi importanti”. Ma per noi — conclude la Foschi — lo era indubbiamente».

di Giovanni Lani










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