Al porto Marina dei Cesari si esibiranno i quartetti del prodigioso arpista colombiano Edmar Castaneda e del tunisino Dhafer Youssef, virtuoso dell’oud. Al Pala J il trio 'Wasabi' salirà sul palco col trombettista Cuong Vu
Fano, 27 luglio 2009 - Serata multietnica in programma per martedì 28 a ulteriore testimonianza dell’ampiezza di orizzonti che contrassegna la 17^ edizione di 'Fano Jazz By The Sea': sul palcoscenico sull’acqua, allestito al Porto - Marina dei Cesari, si esibiranno dalle 21 (posto unico 10 Euro; titolari MarcheJazzCar 5 Euro) i quartetti del giovane, prodigioso arpista colombiano Edmar Castaneda e del tunisino Dhafer Youssef, virtuoso dell’oud.
Il primo sarà affiancato dalla cantante Andrea Tierra, dal trombonista Marshall Gilkes e dal percussionista Dave Silliman. Dhafer Youssef, uno dei massimi esponenti del world-jazz, si presenterà invece alla guida di un nuovo quartetto acustico forte del pianista polacco Marcin Wasilewski, del bassista canadese Chris Jennings e del batterista americano Mark Giuliana.
Sempre al Porto, al Pala J (ore 23; ingresso libero), sarà poi la volta del trio Wasabi, per l’occasione allargato ad un ospite di riguardo: il trombettista di origine vietnamita Cuong Vu. Nato a Bogotà, Edmar Castaneda suona da quando aveva 13 anni uno strumento davvero inconsueto per il jazz. Ma grazie alla padronanza tecnica e all’innato talento artistico che lo contraddistinguono, sta raccogliendo ovunque ampi consensi.
Ha detto di lui il sassofonista cubano Paquito D’Rivera: "Edmar possiede versatilità espressiva e carisma tali da consentirgli di tirare fuori l’arpa dall’oscurità. È uno dei musicisti più originali che oggi si possano ascoltare!”. Castaneda trae infatti dall’arpa sonorità inedite, unitamente a complessi intrecci ritmici, mescolando la tradizione colombiana, e latina più in generale, con il linguaggio jazzistico.
Dhafer Youssef canta e suona uno degli strumenti simbolo della cultura araba, l’oud: “È il suono delle mie radici, della mia terra. Se fossi nato in Africa sarei stato un batterista, a New York un sassofonista, ma sono nato in Tunisia e quindi suono l’oud”, afferma. Portando con sé la sua voce e il suo strumento, Dhafer Youssef ha preso la via dell’Europa, cercando un contatto con altri suoni: i suoni di altre musiche etniche, del jazz, ma anche quelli prodotti da macchine elettroniche.
Da qui la serie di sodalizi con l’indiano Jatinder Thakur, con la ceca Iva Bittova, il francese Renaud Garcia-Fons, gli austriaci Christian e Wolfgang Muthspiel, il tedesco Markus Stockhausen, il nostro Paolo Fresu, il franco-vietnamita Nguyên Lê, i norvegesi Nils Petter Molvær, Eivind Aarset e Bugge Wesseltoft (tutti e tre presenti nell’album Digital Propechy, uno dei migliori fra quelli realizzati fino ad oggi dal musicista tunisino).
Sodalizi sospinti dal desiderio di confrontarsi, appunto, con sonorità diverse, all’insegna del reciproco scambio di stimoli ed esperienze. Con il suo nuovo quartetto, Dhafer Youssef torna alla dimensione acustica, nella quale voce e oud dettano le coordinate di una musica sospesa nel tempo e nello spazio, ricca di spunti poetici. Costituito da Alessandro Gwiss, Lorenzo Feliciati e da Emanuele Smammo, Wasabi è un trio che solo apparentemente ricalca i canoni della formula pianoforte-contrabbasso-batteria.
Il sodalizio con Cuong Vu, uno dei più interessanti trombettisti attualmente in circolazione e componente delle ultime edizioni del Pat Metheny Group, ha la sua ragione d’essere nella comune ricerca di modalità espressive che valicano i luoghi comuni del jazz, guardando con curiosità e creatività all’uso dell’elettronica
E' fiorita in anticipo la primavera 2010: i suoi fiori sono sbocciati sugli abiti leggeri presentati in anteprima sulla spiaggia di Fano. Uno spettacolo tra cielo e terra con modelle a piedi nudi sulla sabbia, lo sciabordio del mare e fuochi d'artificio ad illuminare l'ultima uscita in 'passerella'