Su Megas net ora arriva
l'inchiesta della Finanza
Le Fiamme gialle stanno acquisendo i documenti su questa società a partecipazione pubblica (maggioranza relativa alla Provincia) che è diventata una scatola vuota dai costi superlativi
Pesaro, 14 ottobre 2009 - La Guardia di Finanza ha messo gli occhi su 'Megas net'. I 10 milioni di euro di debiti di questa società pubblica, i circa 250mila euro che se ne vanno ogni anno in stipendi senza che i cinque dipendenti abbiano alcunché da fare, la lotta per quelle poltrone sfociata nell’arrivo di polizia e carabinieri in Provincia dopo un litigio tra il presidente Matteo Ricci e il presidente di Megas net Paolo Gelardi non potevano essere solo incidenti di percorso.
Le Fiamme gialle stanno acquisendo documentazione su questa società a partecipazione pubblica (maggioranza relativa alla Provincia, e poi una serie di Comuni) che è diventata una scatola vuota dai costi superlativi. Secondo lo Statuto, Megas net è la proprietaria delle condotte fognarie e del gas che attraversano gran parte dell’entroterra ma la fusione della società nel dicembre 2007 con Marche Multiservizi che ha preso in gestione le reti ha portato allo svuotamento totale di ogni funzione di Megas net.
Che ha continuato a bruciare denaro pubblico come se fosse in piena attività. Per sopravvivere hanno ipotizzato nuovi orizzonti sociali, come la produzione e vendita di energia rinnovabile ma non hanno fatto caso che il vice presidente di Megas net Lucio Venerucci era ed è tuttora amministratore unico di Eureka srl, società privata che produce e vende energia rinnovabile. In pratica, è come se Fedele Confalonieri fosse stato nominato vice presidente della Rai. Lucio Venerucci può sempre dire di esser stato il primo a spingersi così in avanti con l’ardire.
Gli uffici si trovano in un appartamento di 250 mq in viale della Vittoria a Pesaro. Ci vanno ogni mattina i cinque dipendenti ma servono 10mila euro l’anno solo per le spese di condominio. Il presidente Paolo Gelardi percepisce 27mila euro l’anno (erano 40 prima di un taglio netto voluto dal governo Prodi), 13mila per il vice Venerucci più gettoni per i consiglieri e altri soldi per i revisori dei conti per un totale solo di stipendi al cda di 85mila euro annui.
A fronte di debiti per 10 milioni di euro (bilancio 2008), incassa 1 milione e 600mila l’anno dall’affitto della rete, ma spende 1 milione e 800mila per pagare le rate dei mutui. Sono stati fatti contratti di derivati che fanno gridare allo scandalo: se dovessero chiuderli adesso ci rimetterebbero quasi 1 milione di euro. Dice Massimo Cesarini, consigliere comunale, capogruppo de La Rosa di Pesaro: "Mi sorprende Matteo Ricci: ci vuol dire che solo ora scopre come vengono gestite le società pubbliche".
"Eppure i debiti di Megas net arrivano da lontano e Matteo Ricci li conosceva. Ora sono contento che si dia da fare per chiudere quell’esperienza. Ma il sistema funzionava così: per neutralizzare chi poteva far troppe domande, gli offrivano incarichi remunerati. Ricordo quando il sindaco Ceriscioli mi propose un posto nel cda di Acque, una società di Marche multiservizi di cui ignoravo anche l’esistenza".
"Ho detto no, non vado a ricoprire un ruolo di amministratore come pura pedina di qualcuno. Anzi, ho sempre chiesto che le scelte per questi incarichi fossero esclusivamente di carattere professionale ma ciò si è verificato in rarissimi casi. Un sistema che ha portato alla voragine di debiti di Megas net e prima ancora del Megas Spa che a pochi mesi dalla fusione si è abbandonato ad assunzioni folli di oltre 15 persone senza alcun concorso e senza alcuna reale necessità".
"Mi chiedo: perché i debiti giganteschi di queste società pubbliche con 11 consiglieri di amministrazione debbano riversarsi sui cittadini con l’aumento di costi di allaccio? Perché non chiedere alla Corte dei Corti e alla magistratura ordinaria di fare chiarezza sul comportamento dei vecchi amministratori? Basti dire che a poche ore di distanza il valore di Megas, al momento di confluire in Marche Multiservizi, è cambiato senza apparente motivo. Alla mia domanda, il sindaco rispose che non si era posto il problema del girotondo di cifre perché la variazione conveniva a Pesaro".
Roberto Damiani
