La nuova sede del Megas: soldi al vento
Una 'cattedrale' abbandonata a metà e costruita senza un motivo reale. L'anno delle spese pazze per l'azienda del gas urbinate risale al 2006: assunzioni e servizi in perdita
Pesaro, 9 ottobre 2009 - Se Megas net è una scatola vuota dal 2003, ma con costi esplosivi tanto da accomulare debiti per 10 milioni di euro (tutti da pagare), il padre delle voragini è stato Megas Spa di Urbino. Azienda pubblica, con amministratori nominati dai partiti. Un posticino sicuro. I conti? Li guardavano in pochi.
Il monopolio di gas, acqua e rifiuti teneva lontani i tempi magri. L’azienda, nata negli anni ’80 assumendo a chiamata diretta tutti i dipendenti di una ditta privata, amava le sfide impossibili. Nel 2006 riusciva a rimettere oltre 300 mila euro l’anno anche con la raccolta dei rifiuti, unico caso mondiale.
Nel bilancio, il cda scriveva che per una malaugurata sorte avevano sbagliato a fare i contratti di servizio con i comuni di Urbania, Sant’Angelo in Vado, Peglio, Borgo Pace, Mercatello per cui ogni sacchetto della spazzatura raccolto in quei comuni costava molto di più di quanto faceva guadagnare. Si ripromettevano di trovare 'un percorso condiviso' per uscire dal vicolo cieco. Non ci sono riusciti.
In quell’anno, era il 2006, il Megas si indebitava al ritmo di 10 milioni all’anno, e al 31 dicembre aveva un buco per 36 milioni di euro. L’anno prima si era fermato a 26. Ma gli amministratori dovevano essere anche preoccupati perché l’80% erano debiti da pagare entro un anno. Preoccupati? Meglio dire spensierati. Il presidente Luigi Gennarini prendeva uno stipendio di 2.200 euro al mese, il vice Valerio Pedersini 1.800, i consiglieri 870, e tutti avevano pensioni o altri lavori. Oltre a vari benefit.
Purtroppo quell’anno, il governo Prodi aveva fatto abbattere gli stipendi del 30 per cento altrimenti la busta paga del presidente sfiorava i 3mila euro. La serenità della situazione è stata scossa nel 2006 dal progetto di fusione con Aspes multiservizi. Qui ci fanno i conti, che si fa? Si tira la cinghia per almeno l’ultimo anno? Rinunciamo a qualcosa?
Il consiglio d’amministrazione formato da uno squadrone di 11 persone, guidate da Luigi Gennarini, con vice Pedersini, e poi Enzo Darvini, Paolo Gelardi, Lucio Venerucci, Paolo Maria Ottaviani, Giovanni del Monte, Giuseppe Saltarelli, Manlio Giamprini, Massimo La Perna, Mattia Marcaccini, ha proposto un rimedio alla voragine di debiti: assumiamo nuovo personale.
Così gli operai sono passati da 104 a 116, gl impiegati da 48 a 52 con un aumento di 16 persone da stipendiare. Solo il costo del personale è passato in quell’anno da 5 milioni e 607 del 2005 ai 6 milioni e 441 del 2006, un più 14.87 per cento. Cifre da azienda in salute che guarda con fiducia al futuro. Invece aprire la luce degli uffici e far partire i camion è costato al Megas nel 2006 la cifra di 23 milioni di euro contro i 20 milioni dell’anno prima.
E il debito originario cresceva di conseguenza. Ma visto che le cose andavano così bene, Megas Spa ha fatto in quel consiglio d’amministrazione di fine 2006 un’altra scelta: "Paghiamo noi i 2 milioni e 300 mila euro della nuova sede al Sasso di Urbino che nel 2003 era stata scaricata sulle casse di Megas net". Così Megas Spa si è messa a pagare anche le rate del mutuo per una costruzione che sembra la tolda di comando di una nave lasciata a metà.
Più di mille metri quadrati di cemento che dovevano simboleggiare la potenza di una grande azienda. Il Megas è sparito, i suoi amministratori pure e la nuova sede è uno scheletro di cemento che aspetta di essere pagato. Da chi? Un’idea ci sarebbe.
Roberto Damiani
