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I fondi del Comune hanno dato
un tetto a 87 famiglie

Nel 2010 l'amministrazione ha erogato sussidi per contrastare l'emergenza sfratti. Ma sono stati spesi solo 52mila euro dei 170.000 messi a disposizione nel 2010

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tratta dai dizionari Zanichelli
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Esecuzione di uno sfratto (foto Germogli)

Pesaro, 1 aprile 2011 - Nel 2010 il Comune di Pesaro ha impegnato il fondo anticrisi per erogare sussidi agli affitti e contrastare l’emergenza sfratti. La rigidità dei criteri di accesso ha limitato lo sfruttamento delle risorse, tanto che 52mila euro dei 170mila messi a bilancio nel 2010 sono rimasti nelle casse comunali: "Reimpiegheremo queste risorse nel 2011 — spiega l’assessore al bilancio Antonello Delle Noci — proprio rifinanziando il bando sociale a sostegno delle famiglie che hanno difficoltà a pagare l’affitto o sono già sotto sfratto. L’impegno complessivo per il 2011 sarà di 152mila euro». Nel 2010 6.380 euro di contributi sono stati impiegati per agevolare la «ricerca di nuovi alloggi — spiega la dirigente dei servizi sociali del comune di Pesaro—, mentre 110mila euro sono serviti a mo’ di contributo al canone di affitto".

 

In generale nel 2010 sono stati 87 i nuclei familiari che per continuare ad avere un tetto sopra la testa hanno sfruttato l’agevolazione del Comune. "Pubblicheremo il nuovo bando entro giugno — spiega Delle Noci — e un altro a settembre per poter dar fondo, quest’anno a tutte le risorse». In generale la crisi economica ha aggravato il carico dei servizi sociali: "Le 87 famiglie che nel 2010 hanno usufruito dei fondi straordinari anticrisi si sono aggiunte alle 291 famiglie già seguite dai servizi - continua la dirigente - . Di queste 121 nuclei sono composti da adulti, 126 hanno almeno un minore a carico e 44 sono le famiglie di anziani".

 

Del resto che i fondi anticrisi a Pesaro si siano concentrati a contrastare la cosiddetta «emergenza abitativa» è presumibilmente legato a doppio filo con la crescente difficoltà delle famiglie a far quadrare i conti, ma anche dalla lentezza nell’edilizia residenziale pubblica. Da cinque anni a questa parte gli ultimi alloggi nuovi ad essere stati consegnati sono gli 8 di Ginestreto, pronti tre anni fa. Se in questo intervallo di tempo l’Erap ha costruito 24 alloggi a Fano, 12 a Fossombrone, una dozzina a Mondolfo e così via, a Pesaro nessun cantiere è partito, nonostante il progetto da circa 4 milioni di euro per 24 alloggi in via Carloni a Muraglia sia già finanziato e in attesa soltanto del permesso a costruire. Ma a fronte di una lista d’attesa con oltre 500 famiglie pesaresi richiedenti l’alloggio popolare, cosa vuoi che incidano 24 alloggi in più? Bisognerebbe chiederlo a quelli che sono in attesa, gente che per stare in fila almeno almeno ha dichiarato di vivere con un Isee tra i 10.492 euro e i 12.492 euro (se il nucleo è di una persona).

 

Il che tradotto in termini di reddito si presume che ad avere diritto alla casa popolare sono le famiglie di single che vivono con 10.492 euro all’anno; (oppure 16.472 euro se le persone sono due; 21.403 euro con tre persone; 25.810 euro con 4 fino a 29.902 euro con un nucleo di 5 persone). Il valore però è solo presunto poiché il dato esclusivamente reddituale, a differenza dell’indicazione Isee, non tiene conto della consistenza patrimoniale, ma dà un’idea di quanto guadagnano gli altri che invece la casa la devono per forza prendere nel libero mercato. E da quanto è emerso nella recente indagine della Federconsumatori provinciale non sono poche e nemmeno messe bene: l’emergenza abitativa prende le mosse infatti dal fatto che in generale "le famiglie con un mutuo da pagare o in affitto sono le più in difficoltà perché vedono impegnato quasi metà del loro reddito per rata o canone". "Una famiglia ogni quattro, nel nostro territorio - spiega il presidente provinciale Sergio Schiaroli - destina mensilmente il 45% del bilancio familiare per assicurarsi un tetto sopra la testa".

 

Se il comune di Pesaro è tra i pochi nelle Marche ad aver avviato un progetto di housing sociale, finito pure sulle pagine del Sole 24 Ore per innovazione, è pur vero che siamo ancora agli inizi e quindi attualmente, l’unica attività di calmierazione degli affitti è stata adottata con la stipula, sempre più frequente, dei cosiddetti contratti a canone concordato (canoni che attraverso un regime di agevolazioni fiscali al proprietario lo inducono ad abbassare le quote). Una soluzione che nel 2000 era stata siglata 92 volte contro i 477 contratti del 2009.


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