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Farmacie: salta lo sciopero, resta la spaccatura

I giorni della protesta

L’assemblea regionale era favorevole, dei cinque contrari quattro sono pesaresi

 

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Pesaro, 31 gennaio 2012 - I farmacisti fanno dietro-front e revocano lo sciopero indetto per domani per protestare contro il decreto liberalizzazioni del Governo Monti. Federfarma ha infatti ottenuto un incontro con il ministro della Salute Renato Balduzzi ed è stata anche convocata in audizione venerdì dalla Commissione industria del Senato.

Vista l’apertura al dialogo quindi, il sindacato dei titolari di farmacia ha ritenuto per ora opportuno differire lo sciopero, riservandosi di valutare l’esito degli incontri previsti. E questo accadrà anche nella nostra regione, anche se durante l’assemblea di Federfarma Marche, riunita domenica ad Ancona, la maggioranza si era espressa a favore della serrata. Tutti tranne 5 farmacisti, tra cui 4 pesaresi e tra i quali spicca il nome di Antonio Astuti, vice presidente dell’Ordine farmacisti di Pesaro e Urbino e titolare farmacia Ruggeri di Pesaro, a cui l’organizzazione sembra a questo punto avergli dato ragione.

«Ero il primo ad auspicare che a livello centrale si trovassero delle soluzioni per evitare la sospensione del servizio — spiega Astuti —. Ci tengo anche a sottolineare che il presidente regionale di Federfarma, Pasquale D’Avella, con grande senso di responsabilità, aveva ipotizzato sanzioni nei confronti dei titolari che non avrebbero aderito alla serrata, senza però entrare nei particolari e non prendendo nemmeno in considerazione l’idea di espulsioni o simili. Federmarma aveva deciso di procedere con una forte forma di protesta per almeno due ragioni fondamentali, che tutt’oggi condivido: le migliaia di farmacie che si aprirebbero sul territorio nazionale dopo questo decreto creerebbero un evidente squilibrio sulle risorse necessarie al corretto espletamento del servizio farmaceutico mentre la liberalizzazione totale degli orari scardinerebbe di fatto un sistema già efficace».

«Quello che invece non condividevo — ribadisce Astuti — erano le modalità della protesta, perché penso che la farmacia espleti un servizio demandato alla salvaguardia della salute pubblica e credo che la gogna mediatica cui è stata sottoposta la farmacia in questi due mesi, avrebbe trovato nella serrata un’ulteriore motivazione per argomentare contro i farmacisti. Ho sempre creduto che con una pacata azione di dialogo la legge possa essere condivisa dalle parti a vantaggio dei cittadini, senza scardinare un sistema già efficiente. Per questo motivo avrei poposto di svolgere un’azione alternativa alla serrata, quale, ad esempio, l’applicazione di un orario ridotto, la vendita esclusiva di farmaci e l’organizzazione di un’assemblea cittadina per spiegare il perchè di una posizione così ben definita».

di Alice Muri

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