Il racconto dei nostri passeggeri: "Buio, freddo, quasi 11 ore da Forlì a Pesaro: non sapevamo più cosa fare"
di Alessandro Mazzanti
Pesaro, 3 febbraio 2012 - Circa 11 ore per arrivare da Forlì-Pesaro: «Con questi tempi — calcola Francesca Francolini, ragazza pesarese che per motivi di studio l’altra mattina era andata a Forlì — ho fatto uno splendido viaggio aereo Londra -Sant Martin, Caraibi. Lo stesso tempo, più o meno...».
Francesca Francolini la sua odissea la racconta nei minimi particolari: c’è dentro la beffa, oltre al danno. Perchè anche il treno che alle 22 circa ha finalmente preso da Forlì diretta a Pesaro, dopo 9 ore di «prigionia» nell’intercity bloccato nella campagna innevata, si è fermato per ghiaccio a Riccione, «poi il guasto è stato risolto». Morale della favola: partita alle 14 e 30 circa da Forlì, arrivata a Pesaro poco dopo l’una di notte. «E meno male che ho fatto in tempo a fare l’esame — racconta — mi è andato anche bene, ho preso 28».
Cominciamo dall’inizio. «Arrivo — racconta Francesca — in stazione a Forlì intorno alle 11, tutti i treni avevano forti ritardi, ci consigliano di prendere quell’Intercity che doveva partire alle 13 e 02, e arrivare a Pesaro alle 14 e 07. Salgo felice su quel treno: non so quanti eravamo, credo che sfiorassimo il migliaio. Partiano con molto ritardo, intorno alle 14 e 40. Pochissimi chilometri e a Villaselva il treno si ferma: ‘Guasto tecnico del locomotore’. Comiciano gli annunci. ‘Arriva un locomotore da Rimini’, oppure ‘ Il locomotore è fermo a Sant’Arcangelo, per un guasto».
«Nel frattenpo — continua Francesca — le ore passano. Sul treno fa freddo, ci sono bambini piccoli e anziani, una donna incinta, nell’aria c’era una certa tensione, sa, dopo la Concordia, anche se è sempre stata mantenuta la calma. Ore e ore senza mangiare e bere, senza toilette perchè il treno era fermo, c’era anche una comitiva di venti ragazzi delle medie. Io faccio la volontaria alla Croce Rossa, vicino a me c’era un medico della Rianimazione, ogni tanto facevamo dei piccoli giretti sul treno per vedere se qualcuno aveva qualche urgenza. Ma per ore non abbiamo visto nessuno che ci portasse assistenza. Eppure in autostrada quando ci sono le file la Protezione civile arriva subito. Solo dopo un bel po’ abbiamo visto un paio di pompieri e due persone del 118 che ci hanno chiesto se avevamo bisogno di cure. Finalmente dopo le 21 ci hanno riportato indietro a Forlì, da dove Trenitalia aveva messo a disposizione altri due treni. Io ho preso il primo, che appunto, ah ah, ha avuto un altro guasto a Riccione, poi per fortuna è ripartito. Alla stazione di Forlì c’era il sindaco, che da qualcuno si è preso un po’ di insulti, e c’era anche la Protezione civile che ci ha portato coperte e bevande calde».
«La cosa che mi ha dato più fastdio in tutto il caos — conclude Francesca — è stata la mancanza di informazioni. Ci dicevano ‘arriva il locomotore’, ma non arrivava mai. Il treno era bloccato, eravamo prigionieri dentro e anche quella non è stata una bella sensazione. Ci sono state pecche nei soccorsi, anche se so che quella signora incinta poi è stata assistita. E una volta che ci hanno riportato a Forlì non sapevi dove andare. Insomma, un’avventura terribile».
di Alessandro Mazzanti