Un pesarese aveva messo in piedi un’attività di ricerca, recupero, sistemazione e rivendita di motoveicoli usati, ma aveva pensato bene di non dichiarare l’attività
Pesaro, 10 febbraio 2012 - All’apparenza era un normale rivenditore di motocicli usati con annessa officina di riparazione e restauro, ma dalle indagini condotte dai militari della Compagnia della Guardia di Finanza di Pesaro è emersa tutt’altra realtà.
Un pesarese cinquantenne aveva messo in piedi, nel capoluogo, un’attività di ricerca, recupero, sistemazione e rivendita di motoveicoli usati, anche d’epoca opportunamente restaurati, ma aveva pensato bene di non dichiarare l’attività al Fisco. Infatti, non è stato in grado di esibire alcuna autorizzazione né i libri e registri contabili obbligatori.
Inoltre, è stato accertato che i motomezzi venivano anche venduti su un sito internet riconducibile allo stesso, ove erano catalogati accuratamente. Per non dare adito a dubbi e sospetti, sul predetto sito web era indicata una partita I.V.A. relativa ad altra ditta operante nel settore dei motori, ormai fallita.
All’atto dell’intervento, i militari, all’interno dell’officina, hanno constatato la presenza di numerose motociclette - pronte per la vendita ed altre in attesa di riparazione - attrezzatura professionale, pezzi di ricambio e numerosi utensili indispensabili per l’attività artigianale.
Per la citata attrezzatura e per i mezzi in questione sono scattati il sequestro amministrativo a carico del titolare nonché una maximulta da 5.164,00 a 15.493,00 euro. La posizione fiscale e contributiva del meccanico è al vaglio degli operanti, al fine di delineare l’esatto giro di affari, che una prima e sommaria stima fa ammontare a circa 20.000 euro al mese.