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"Se amate le meraviglie del Nerone attenti a non spaventare gli animali"

L'appello di Antonello Collesi

Collesi ha scattato oltre trecentomila fotografie della nostra fauna e flora. Da Apecchio lancia un appello a non disturbare le creature dellla natura

Sopra, Antonello Collesi. A lato, l'airone bianco. In alto, da sinistra, il picchio muratore e  l'aquila reale
Sopra, Antonello Collesi. A lato, l'airone bianco. In alto, da sinistra, il picchio muratore e l'aquila reale

Apecchio (Pesaro e Urbino), 22 maggio 2012 - Ha nel suo archivio fotografico quasi tutte le specie faunistiche del nostro Appennino. Ben 198.752 diapositive, quasi centomila foto scattate con la con macchina digitale e diecimila fatte in pellicola, in bianco e nero. Il tutto per hobby.

Lupi, aquila reale, cervi, caprioli, cinghiali, rettili, anfibi, insetti e altri, oltre la flora, sono stati immortalati dai clic di Antonello Collesi, 52 anni di Apecchio, amante della natura, fotografo amatoriale e operaio nella vita.

FOTO Le creature nascoste del Monte Nerone

 

Collesi, com'è nata questa passione?

«Fin da piccolo mi è sempre piaciuto fermarmi ad ammirare i paesaggi e in particolare gli animali, ma permettetemi di togliermi qualche sassolino dalla scarpa».

Dica.

«Ogni anno in primavera si creano per uso turistico escursioni naturalistiche nell'entroterra della provincia di Pesaro e Urbino. Questi itinerari vanno a stimolare la fisionomia selvaggia del nostro territorio: in bella mostra vengono inserite e mercificate sui depliant foto di piante, animali, fiori, panorami. Noi rischiamo di avere danni da troppa presenza, come in Romagna».

Si spieghi.

«La riviera romagnola, come le località alpine più frequentate, paga un amaro prezzo in termini di affollamento, di banalizzazione accelerata del nostro territorio. Purtroppo non si rendono conto che gli animali in certe stagioni dell'anno, nel momento più delicato, quello della riproduzione, sono messi a rischio da sciagurati che portano gruppi numerosi di persone dove non dovrebbero».

Dove?

«Entrano in "luoghi sacri", zone dove, ad esempio, il lupo crea la sua tana con i cuccioli. Stesso discorso vale per il gatto selvatico, ma anche per il gufo reale che cova su una sporgenza di roccia. Quando i turisti penetrano in certe zone per curiosità o trascorrere una giornata lontano da casa, non devono dimenticare che la natura può essere anche fragile».

Quali consigli offre?

«Per amare la natura - aggiunge Collesi - si deve osservarla . La prima regola è curare la propria anima; facendo ciò si può essere meno miopi, più pazienti nell'osservare quello che è intorno a noi e allora è come comporre un puzzle: le tessere sono le impronte, gli escrementi sono quei segni che lasciano gli animali nel loro passaggio e solo chi sa riconoscerle scorge un altro mondo che ci circonda, fatto di creature straordinarie, affascinanti, che lottano quotidianamente per la propria sopravvivenza».

Non tutti fanno danni consapevolmente, però...

«Il problema è sempre nel momento della riproduzione - conclude Collesi - . E' il periodo più delicato, in cui ogni specie produce il suo massimo sforzo in termini energetici; è su questo equilibrio che la presenza umana può far s ì che certi animali abbandonino la propria prole per ripetute incursioni nel loro territorio. Ogni animale ha un territorio di sicurezza, oltrepassando questo limite, sentendo minacciato il proprio rifugio, fugge via per non tornare più ad accudire le nuove generazioni. Come si suol dire... "la frittata è fatta!"».

di Amedeo Pisciolini

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